Piemonte: l’effetto Sacchetto e il caos venatorio
Punto per punto gli effetti della burla anti referendum.
GEAPRESS – Il caos sovrano. Questo secondo il Comitato Promotore del Referendum Regionale contro la caccia, l’effetto dell’incredibile emendamento voluto dall’Assessore Claudio Sacchetto (vedi articolo GeaPress). In tal maniera verrebbe cancellata, tutta di un colpo, la legge regionale sulla caccia piemontese. L’Assessore regionale Agricoltura, Caccia e Pesca avrebbe, secondo il Comitato Promotore, così pensato di reagire al non più derogabile impedimento (dopo un quarto di secolo di attesa) messo in atto per non fare svolgere il referendum regionale che vorrebbe abolire alcune importati disposizioni contenute nella norma venatoria piemontese. In modo particolare limitazione dei privilegi venatori concessi alle aziende faunistico-venatorie, riduzione delle specie cacciabili da 29 a 4, divieto di caccia la domenica e in terreno coperto di neve. Per evitare il referendum basterebbe, in effetti, solo modificare la legge accogliendo quanto in oggetto alla richiesta referendaria. Sacchetto, invece, ha proposto di abolire la legge. Salterebbe così il referendum ma, secondo il Comitato Promotore, prima della prossima apertura della stagione venatoria il Piemonte approverebbe un’altra legge ancora più permissiva.
Il Comitato promotore affila le armi e per lunedì prossimo ha indetto alle 14.30 presso la sede del Consiglio Regionale del Piemonte di via Alfieri, una conferenza stampa la quale avverrà contemporaneamente ad un presidio popolare indetto di fronte lo stesso Consiglio Regionale.
La strategia, piuttosto grossolana, che imporrebbe l’eventuale approvazione dell’emendamento Sacchetto è abbastanza ovvia. Si creerebbe una situazione di caos che sarebbe rimediabile con una nuova legge approvata in fretta e furia prima della prossima stagione venatoria, magari ancora più permissiva di quella attuale che, una volta abrogata, avrebbe il solo scopo di fare saltare il referendum.
A dimostrazione di tutto, sempre il Comitato Promotore, snocciola tutte le conseguenze dell’emendamento Sacchetto. Una situazione, forse, più in linea non tanto con il caos, ma con la non molto invidiabile stima che i cittadini hanno dell’attività dei politici. Ecco, secondo il Comitato, cosa verrebbe a crearsi:
Scomparirebbero i criteri per l’attività tassidermica, quelli per l’istituzione delle zone di protezione, delle aziende private di caccia, degli ATC e dei CA, delle zone di allenamento e gare dei cani da caccia, delle zone di ripopolamento e cattura, degli allevamenti di fauna selvatica e le relative norme di gestione. Scomparirebbero organismi importanti che sovrintendono la gestione della fauna selvatica nella regione Piemonte come l’Osservatorio regionale sulla fauna selvatica ed i Comitati regionali e provinciali di coordinamento delle politiche venatorie. Sparirebbero persino gli esami e le commissioni d’esame per l’abilitazione venatoria.
Le specie cacciabili passerebbero dalle attuali 29 alle 48 delle legge nazionale. I periodi dell’attività venatoria si allungherebbero ulteriormente. I giorni di caccia passerebbero dagli attuali tre a cinque. Il carniere giornaliero e stagionale dei cacciatori, buttato nel cestino, consentirebbe di abbattere animali in numero illimitato. Vent’anni di politiche di tutela verrebbero cancellati con un colpo solo.
Alcune deleghe amministrative date alle Province tornerebbero in capo alla Regione. Tra queste ricordiamo il contenzioso amministrativo da pochi mesi trasferito alle Province con enormi difficoltà di riorganizzazione del
servizio e costi esorbitanti. Tutta fatica per nulla.
La legge nazionale affida alle regioni il compito di sanzionare molti comportamenti illeciti. Le sanzioni per questi comportamenti verrebbero cancellate dall’emendamento di Sacchetto.
Non sarebbe più sanzionato:
- cacciare in ambito di caccia diverso da quello assegnato
- cacciare l’avifauna migratoria a meno di 1.000 metri dai valichi montani
- l’uso dei cani nella caccia gli ungulati
- cacciare da appostamento a meno di 200 metri dalle zone di divieto
- addestrare i cani a meno di 100 metri dai luoghi dove la caccia è vietata
- causare volontariamente spostamenti della fauna selvatica per allontanarla dalle
zone di protezione
- cacciare con fonti luminose
- produrre, vendere e detenere trappole per la fauna selvatica e reti da uccellagione
- l’uso della caccia con i richiami vivi
- cacciare senza tesserino venatorio
- cacciare a rastrello
- superare i limiti di carniere
- non recuperare i bossoli delle cartucce
- effettuare il tiro a volo su uccelli
- allevare specie selvatiche senza autorizzazione
- lasciare i cani liberi di vagare ovunque
- oltrepassare il limite numerico dei cani durante la caccia
- oltrepassare il limite delle giornate di caccia
il che causerebbe una gravissima deregolamentazione dell’attività venatoria con
distruzione del nostro patrimonio naturale.
Non sarebbe più sanzionato:
- cacciare senza licenza
- cacciare senza essere accompagnati per i cacciatori neoabilitati
- cacciare nelle ore notturne
- trasportare nei centri abitati ed a bordo di veicoli armi cariche (per questa
violazione oggi è prevista addirittura la confisca dell’arma)
il che causerebbe gravi pericoli per la pubblica incolumità .
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le persone che hanno incarichi pubblici dovrebbero essere imparziali ma invece si approfittano per accontentare i loro elettori. andrebbero buttati fuori con calci nel sedere
La legge va sempre rispettata sia quando ci è favorevole che quando ci è contro, del resto la legge sulla caccia in Piemonte è illeggittima e va cambiata in ossequio alle direttive nazionali, ma sopratutto comunitarie e la dove di una specie non è prevista la cacciabilità dalle norme nazionali e comunitarie, deve esserne previsto il divieto di caccia.
Dimenticavo. Si spera che nella nuova legge non siano previste le deroghe anche quelle a mio parere illeggittime.
sono sconvolto e senza parole…spero qualcuno faccia qualcosa, se non si farà questo referendum ci sarà una rivolta popolare!è un nostro diritto poter votare!
Ma allora il referendum fa paura a qualcuno :-)
Ovviamente sarà boicottato in ogni modo possibile perché siamo in Italia, basterebbe lasciare la possibilità di votare a tutti e vederne i risultati, punto.
Altra cosa che va cambiata è eliminare gli assessorati alla caccia e pesca, inutile doppione legislativo. Caccia e pesca vanno subordinate alla conservazione, quindi devono rientrare nella gestione dell’ambiente non unite all’agricoltura. Questa stortura è evidente visto che quando si tratta di fare leggi e calendari non si tengono minimamente conto delle esigenze di conservazioni (altrimenti le specie cacciabili scenderebbero a molte meno anche senza il referendum).
Buongiorno,
con tutte le problematiche che stiamo attraversando in questo periodo non abbiamo soldi per la sanità , rilanciare una politica per l’occupazione, andiamo a creare altri disoccupati spendendo tanti milioni di euro per fare un referendum, chiediamo a quei 20.000 o più persone che subirebbero il licenziamento cosa pensano di questi animalisti, ( facciamoli pagare ai promotori questi soldi).
alberto le problematiche della caccia sn allo stesso livello delle altre.il futuro è degli antispecisti..e basta declassare di importanza tutte i nn umani del mondo..nn è importante quando nn è un TUO problema ma sn morte persone per via della caccia.cacciatori e non.feriti..proiettili sui balconi..morti anche animali d’affezione..se permetti che li mettano i parlamentari i soldi.o chi ne ha da buttare..io nn chiedo di spendere tanti miglioni d euro per un mio capriccio..nn è per me questo referendum..dovresti provare anche tu ad allargare le tue vedute e sforzart d capire
Ecco alberto, il solito benaltrista… pensa che con tutte le problematiche che abbiamo non solo c’è gente che sperpera quattrini per il gusto di sparare a degli animali, ma addirittura ci sono assessori (profumatamente pagati) che invece di occuparsi dei problemi di cui tu parli, sperperano tempo cercando di modicare la legge sulla caccia al solo scopo di impedire un legittimo referendum. Il referendum è un diritto sancito dalla costituzione, i soldi semmai li dovrebbero pagare quelli che non vanno a votare ogni volta che viene indetto un referendum: allora vedresti che il quorum si raggiungerebbe sempre e i soldi non andrebbero sprecati. Infine, caro benaltrista Alberto, forse non sai che l’assessore Sacchetto è della Lega… lo stesso partito che si oppose a far svolgere elezioni politiche e referendum nello stesso giorno, impedendo così il risparmio di circa 400 milioni di euro. Adesso chissà come mai lui e Cota, altro leghista, improvvisamente si preoccupano dei soldi, dopo averci fatto buttare nel cesso 400 milioni solo per fare i loro giochetti politici.
La scusa del costo non è condivisibile visto che il referendum è uno strumento previsto in un normale governo democratico e soprattutto visto che questo referendum doveva essere fatto decenni fa. A parte questo, in ogni caso si potrebbe accorpare il referendum a una delle prossime tornate elettorali, modificando quella norma assurda per cui debbano essere separati. Alle prossime elezioni (2012 o 2013 che sia), ci si aggiunge il referendum, quindi senza grossi costi aggiuntivi. Invece no, la politica come sempre, vede sempre di fastidio l’unico strumento democratico con cui si può esprimere un parere, e come per i referendum dell’anno scorso si decide sempre di farli staccati e generalmente a inizio estate. Non è questione di essere animalisti o meno, qui è questione di democrazia e buon senso, visto che l’oggetto del referendum tra l’altro è molto importante per la tutela e la conservazione di molte specie, ma soprattutto un’occasione per dire basta allo spreco venatorio.