GEAPRESS – Prima ha voluto cacciare i ghiri (nella foto mentre consegna una delle 2000 gabbie) finanziando con 34.000 euro uno studio per ridurli. Poi ha attaccato i “pseudo-animalisti” perchè, in sostanza, emotivi ed irrazionali. Infine, vuole impallinare i lupi.
Stiamo parlando dell’Assessore all’Agricoltura, Caccia, Pesca e Tutela faunistica della Regione Piemonte, il leghista Claudio Sacchetto.L’Assessore ha attaccato le anacronistiche, secondo lui, disposizioni internazionali che garantiscono una superprotezione ingiustificata del lupo, sottolineando come nella notte tra l’11 ed il 12 luglio, 59 pecore sono morte a Sant’Anna di Bellino. Per l’Assessore ci vuole buonsenso, non come le disposzioni internazionali di cui sopra.

Ribatte però la LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) che con il suo Presidente del Piemonte, Roberto Piana, giudica superficiale ed incosistente l’intervento spara-lupi. Questo perchè il lupo in molti casi preda un solo animale, fatto possibile se le greggi sono incustodite. Ad uccidere le pecore potrebbero essere stati animali rinselvatichiti. Ci sono poi dei casi dove gli ovini, presi dal panico, possono cadere in dirupi o disperdersi in montagna. Il caso di Sant’Anna di Bellino, va valutato attentamente così come ogni evento deve essere appositamente studiato prima di avventate dichiarazioni che, alla LAC, suonano più come emulazioni di Tex Willer piuttosto che dettate dal buonsenso.

Dove gli uomini convivono con il lupo da molto più tempo del Piemonte (con gli appena 70 animali stimati) le greggi non rimangono incustodite di notte e sono protette, comunque, da cani pastore. Nelle Alpi Marittime, ad esempio, c’è un progetto di questo genere già sperimentato, con successo, nel Parco del Mercantour in Francia. Insomma, prima di abbracciare il fucile del facile consenso bisogna cercare di risolvere veramente i problemi.

Per la LAC c’è però chi cerca di fare rivivere i tempi del Far West; la non politica delle scelte anche se volute dai propri cittadini. Come nel caso del referendum regionale sulla caccia, bloccato per un quarto di secolo e che ora, dopo una sentenza liberatoria, deve finalmente svolgersi la prossima primavera.

Roberto Piana ricorda, inoltre, le precedenti proposte filovenatorie che difficilmente sarebbero passate se si fosse svolto il referendum. Come quelle di allungare la stagione venatoria, di tornare al nomadismo venatorio, di permettere l’uso della carabina in pianura. Ci sono state poi le proposte, per fortuna ancora non passate, di aprire la caccia nei parchi ed allungare l’elenco delle specie cacciabili.

La proposta spara-lupi è solo l’ultima sparata per convincerci che la strada del referendum regionale era l’unica percorribile. Prima che i peggiori incubi diventino realtà, che almeno si esprimano i cittadini.

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