GEAPRESS – Si voterà il prossimo tre giugno il tanto atteso referendum regionale anticaccia in Piemonte. Dopo un quarto di secolo e mille sotterfugi per evitare che si andasse a votare, c’era voluto  il ricorso al Tribunale di Torino, poi alla Corte d’Appello ed infine, con l’opposizione sempre della Regione Piemonte (che ha perso tutti i gradi giudizio), l’imposizione del TAR di Torino. O il Presidente della Regione Piemonte da corso alla volontà popolare oppure il referendum verrà imposto dal Prefetto (a spese della Regione).

Infine, messa alla strette, la Giunta regionale con un suo decreto ha fissato la data della votazione, ovvero il prossimo tre giungo. Il Comitato promotore aveva chiesto di fare svolgere la consultazione in occasione delle elezioni amministrative, fissate per il sei maggio. Si sarebbero risparmiati oltretutto un sacco di soldi. La Regione Piemonte, invece, con motivazioni pretestuose (questo secondo il Comitato) ha preferito di no, ottenendo così di far spendere di più il contribuente ma puntando anche sull’astensionismo. Le elezioni amministrative, infatti, sono quelle che, nella generale disaffezione al voto, fanno registrare i più alti tassi di presenza alle urne. Meglio evitare, dopo venticinque anni di boicottaggi, che troppe persone abbiano la possibilità di votare sulla caccia. Oltretutto sarebbe un bocciatura per chi ha sempre puntato a non far svolgere la consultazione popolare.

 Il Comitato promotore chiede ora alla Regione Piemonte una informazione capillare sulla prossima consultazione referendaria. Nel frattempo provi almeno a bloccare – dicono Roberto Piana e Piero Belletti, del Comitato promotore – i lavori del suo progetto di legge per una nuova legge sulla caccia che va in direzione opposta ai quesiti referendari. Quello che prevedono in Regione riguarda l’aumento delle specie cacciabili, il prolungamento della stagione venatoria, la caccia con l’arco e quella alle specie protette a livello comunitario.

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