GEAPRESS – Con Ordinanza n. 5630 del 13 dicembre u.s., depositata ieri, la V Sezione del Consiglio di Stato ha sospeso parzialmente il calendario venatorio della Regione Piemonte, nella parte in cui si discosta da parere obbligatorio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) reso all’amministrazione regionale il 25 maggio 2010, accogliendo il ricorso delle associazioni Lega Abolizione Caccia e Pro Natura Torino, patrocinate dallo studio Andrea Fenoglio di Tornino e assitite a Roma dagli avvocati Ramadori e Garetto Treves.

Conseguentemente:
– le cosiddette preaperture della caccia per alcune specie animali sono state ritenute illegittime e si potrà valutare un richiesta risarcitoria;
– i posticipi delle chiusure della caccia negli Ambiti Territoriali di Caccia, nei Comprensori Alpini di Caccia e nelle aziende faunistico-venatorie di pianura della caccia alle specie lepre, fagiano, pernice rossa e starna sono illegittimi (per tali specie è indicata l’anticipazione della chiusura a fine ottobre-inizio novembre; per la starna è suggerito il divieto di prelievo in assenza di pianificazione)
– l’esercizio venatorio nelle zone speciali di conservazione e nelle zone di protezione speciale della c.d. Rete Natura 2000 in assenza di preventiva valutazione di incidenza è illegittimo. (Questo profilo è importantissimo: per la prima volta la giurisprudenza italiana ha interpretato in senso ampio la nozione di “piano da sottoporre a previa valutazione di incidenza” includendovi anche il calendario venatorio).

Siamo estremamente soddisfatti per questo successo legale“, ha dichiarato Roberto Piana della LAC “in quanto il calendario venatorio Piemontese viene riallineato a quanto disposto dalla legge Comunitaria 2009, che prevede che i periodi di caccia non interferiscano con la tutela dei giovani nati e con la conservazione dei riproduttori dopo il tardo inverno; ride bene chi ride ultimo” conclude Piana.

Con l’ordinanza del 13.12.2010 il Consiglio di Stato ha sovvertito l’ordinanza del Tar Piemonte in data 11.9.2010, sospendendo il calendario venatorio nelle parti in cui ammette l’esercizio della caccia in difformità dalle indicazioni del parere ISPRA. Il Consiglio di Stato ha escluso, dunque, che l’atto programmatorio possa discostarsi dal parere obbligatorio dell’ISPRA in assenza di idonea motivazione, con conseguente illegittimità delle preaperture e dei posticipi, nelle zone indicate e per le specie indicate, e con conseguente illegittimità dell’esercizio venatorio, ove non sottoposto a preventiva valutazione di incidenza, nelle zone speciali di conservazione e nelle zone di protezione speciale della Rete 2000. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).