GEAPRESS -La data per la votazione del referendum sulla caccia in Piemonte, poteva essere quella delle elezioni amministrative, risparmiando soldi e facendo così venire meno la possibilità di boicottaggio da parte degli ambienti venatori della politica.

Il dubbio viene sollevato dal Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Davide Bono il quale, rimanendo perplesso innanzi alla presunta telefonata che il Presidente della Regione Cota avrebbe avuto con la Prefettura (in questa sede, un po’ volatile, sarebbe stata espressa l’impossibilità dell’incorporamento), ha voluto direttamente contattare gli uffici del Ministero dell’Interno.

La risposta fornita a Bono è sorprendente. La Regione, infatti, avrebbe potuto fare una richiesta ufficiale per una Convenzione, alla quale, gli uffici ministeriali, avrebbero poi dato una risposta, positiva come negativa. Ed invece, aggiunge Bono, ci dobbiamo fidare di una telefonata di Cota, per non parlare del disegno di legge filo-caccia dell’Assessore Sacchetto sulla cui richiesta di sospensione non vi sono ancora risposte. In tale maniera, sottolinea Bono, il termine non perentorio a disposizione della Commissione di Garanzia utile alla presentazione dei quesiti referendari (fissato al 15 aprile) rischia di non poter essere rispettato perché, non conoscendo il testo (che potrebbe, teoricamente, evitare il referendum) non potranno redigersi gli stessi quesiti referendari.

Proprio su quest’ultimo punto, il responsabile piemontese della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) Roberto Piana, componente del Comitato promotore, ha diffuso un video comunicato ove sostiene, a proposito dei quesiti, che per evitare il referendum sarebbe bastato recepire le richieste referendarie. Legge si, dunque, ma secondo le indicazioni espresse da più di 25 anni dalla volontà di 60.000 cittadini che hanno chiesto di andare alle urne proprio sulla caccia.

25 anni di battaglie legali sostenute dalla Regione ma senza speranza – aggiunge Roberto Piana – costate chissà quanto ed infine fallite con una Ordinanza della Magistratura che impone a Cota di far svolgere il referendum“.

Ed invece, stante quanto riportato dalla LAC, si è deciso di far spendere ancora di più (amministrative il 6 maggio e referendum il 3 giugno) pur di boicottare la consultazione sulla caccia.

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