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GEAPRESS – “Cambiano di volta in volta le giustificazioni, ma alla fine il risultato dei piani di controllo della volpe è sempre lo stesso: uno sterminio crudele e dannoso, oltre che inutile.” Così la consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo commenta le parole dell’assessore alla Tutela faunistica della Provincia di Piacenza Manuel Ghilardelli, secondo cui l’uccisione di centinaia di volpi “mira a riequilibrare la presenza di questi animali i cui danni (alla fauna e al mondo agricolo) non sempre sono risarcibili o evitabili”.

L’assessore – continua Meo – dovrebbe sapere, perché la Provincia comunica annualmente alla Regione questi dati, che dal 2003 al 2012 nel piacentino l’importo dei danni lordi accertati alle produzioni agricole causati dalle volpi è stato quasi 0 (zero) euro, quando invece per altre specie cacciabili, come cinghiali, lepri e fagiani, i danni registrati variano dalle poche migliaia alle decine di migliaia di euro all’anno. Dico quasi perché i danni da volpe sono talmente irrisori da venire inseriti nella categoria residuale delle “altre specie” nelle tabelle regionali.

In mancanza di migliori argomentazioni – spiega l’esponente ecologista – l’assessore poi estrae l’asso dalla manica ricordando che l’anno scorso una volpe è stata trovata positiva alla trichinellosi (una malattia trasmissibile all’uomo)“.  Il sospetto è che forse in tale maniera si potrebbe spaventare qualche inconsapevole lettore ottenendo per questo un maggiore consenso per il suo piano di abbattimenti. “Sarebbe bastato chiedere informazioni ai servizi veterinari delle Ausl – ha aggiunto la Consigliera Meo – per sapere che si tratta semplicemente di vermi parassiti che infestano soprattutto i cinghiali e che la trasmissione all’uomo avviene esclusivamente per via alimentare, attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta contenente le larve del parassita.

In altri termini, se il problema è la tutela della salute pubblica l’assessore  farebbe meglio ad intensificare i controlli sanitari sulle carni di cinghiale e sulle macellazioni “fai da te” delle squadre di braccata, effettuando l’esame parassitologico sui campioni di tutti gli animali abbattuti e bloccandone il consumo alimentare. “Come stanno facendo in questi giorni in Toscana, proprio al di là del confine” ha concluso la Consigliera Meo.

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