GEAPRESS – Sono arrivati a lui a seguito di controlli sul possesso dei cani utilizzati per i fini venatori. Otto cani da caccia ancora vivi e detenuti in un fabbricato tipo uso stalla. Tredici, invece, quelli morti ed orrendamente mutilati probabilmente per evitare l’identificazione tramite lettura del microchip. Ad alcuni di loro era stati decapitati. Per gli altri, l’avanzato stato di decomposizione, ha impedito di accertare la presenza del microchip.

I fatti sono stati accertati in località Palazzetto nel Comune di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia. Ad intervenire, nei giorni scorsi, gli Ufficiali e gli Agenti dei Comandi Stazione Forestali di Gualdo Tadino, Scheggia e Pascelupo e Nocera Umbra.

I corpi dei poveri cani, disposti nel retro del fabbricato nei pressi di una scarpata, erano stati occultati da materiale vegetale e tavole di legno. Sul luogo è intervenuta, su richiesta del Corpo Forestale, l’ASL veterinaria che ha disposto l’interramento dei poveri resti e lo spargimento di calce viva. Ad essere denunciato per maltrattamento (544/ter) ed uccisione di animali (544/bis) è l’affittuario della struttura. Si tratta di M.G., un cacciatore quarantenne del posto. Un singolo cacciatore, cioè, e non un tenutario di cani da caccia come invece scoperto in altre attività di vigilanza.

Secondo indiscrezioni pervenute, la decapitazione degli animali potrebbe però celare futuri risvolti nel corso delle indagini. Agli inquirenti, infatti, potrebbe non convincere il fatto che, per evitare il ritrovamento del microchip (in genere inoculato nel sottocute del collo), si sia fatto ricorso all’amputazione della testa.

Sempre secondo indiscrezioni pervenute a GeaPress, i cani ritrovati ancora vivi potrebbero essere nella semplice disponibilità del denunciato. Detentore e non proprietario, quindi. Gli otto cani, ancora oggetto d’indagine da parte della Forestale, erano comunque in buone condizioni di salute.

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