GEAPRESS – Sembra quasi di trovarsi innanzi all’operazione della Polizia romena che ha arrestato numerosi cacciatori italiani (vedi articolo GeaPress). Utilizzavano tra l’altro i richiami acustici per i quali, in Italia, è vietato l’uso venatorio ma non la vendita (anche in riviste di caccia). Solo che in questo caso, e per la seconda volta in pochi giorni, siamo nella penisola sorrentina. Ad intervenire, ancora una volta, sono le Guardie volontarie del WWF ed il Corpo Forestale dello Stato del Comando di Castellammare di Stabia.

Doppio intervento, dunque, per l’operazione “Sogni d’oro”, sollecitata, come fa intuire il nome, dalle stesse persone che in quei luoghi devono subire. Lamentele, riferiscono dal WWF, che palesano un forte allarme sociale. Cittadini infastiditi o impauriti che chiedono interventi e azioni risolutive.

Decine di postazioni dei bracconieri e sequestro di impianti elettronici, fonofili, altoparlanti, cavi elettrici, casseforti ed altri attrezzi utili ad attrarre sotto il tiro del fucile i poveri uccelli in migrazione. Il tutto allestito in piena Oasi del Monte di Torca a Massa Lubrense. Poi anche in località Monte Comune e Arola a Vico Equense e sul Monte Vicalvano a Piano di Sorrento.

In alcuni casi si trattava di postazioni smantellate nel corso della precedente operazione (vedi articolo GeaPress) e nuovamente allestite. Per individuare i nuovi impianti, considerata la vastità del fenomeno e il suo ripetersi, si sono ora utilizzati sofisticati congegni satellitari al fine di individuare i bracconieri. Il tutto sotto l’attenta direzione del Corpo Forestale dello Stato di Castellammare di Stabia, coordinato dal I° Dirigente dott. Sergio Costa e agli ordini del Comandante Ass. Capo Gioacchino Cascone.

Sono state così individuate le fantomatiche “casseforti”, chiuse da un robusto catenaccio e contenenti sofisticati impianti e timer per riprodurre i versi degli uccelli. Tutte, anche questa volta, abilmente nascoste e cementate tra le rocce calcaree. Da tali marchingegni fuoriescono i cavi elettrici anch’essi interrati e cementati al suolo per numerosi metri. Conducevano alle cosiddette “campane”, nascoste tra la vegetazione a strapiombo sul mare, che riproducevano per l’intera notte, il verso delle quaglie. Poveri uccelli da attrarre nei pressi della postazione del bracconiere armato.

Spesso – spiegano dal WWF Penisola Sorrentina – per poter sparare anche nei giorni di silenzio venatorio o a caccia chiusa, i fucili non vengono portati da casa ma sono già in loco, nascosti assieme alle cartucce sotto i muri, in grotte o tra la vegetazione. Fucili con la matricola abrasa e pronti all’uso una volta giunti sul posto. Un pericolo, oltretutto, per gli ignari passanti.”

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