GEAPRESS – Come le reti derivanti che hanno aggirato il divieto imposto dall’Europa alle ben più lunghe spadare. Solo che nel nostro caso siamo nell’Oltrepò Pavese. Il “pescatore” è bresciano ed i pesci sono piccoli uccelli canori, da finire magari nella polenta ed osei. Se le reti fossero state tutte svolte sarebbero state lunghe ben 1, 8 chilometri (la lunghezza della ferrettare è di due chilometri).

Quindici reti per uccellagione già stese lungo 300 metri. Poi altre 75, ancora non svolte, che avrebbero raggiunto la lunghezza di un chilometro e mezzo. Decine di “archetti” tipici del bresciano. Sagome di uccelli in gomma. 1600 le cartucce di vario calibro, munizioni a palla, due fucili da caccia risultati intestati ad un cacciatore della bergamasca, sei richiami acustici e venti amplificatori, cinque lacci-cappio per mammiferi di cui uno armato, tre gabbie trappola. Poi la conta dei detenuti, vivi e morti. Regolo, cincia bigia, codibugnolo, pettirosso, cinciarelle, merlo, cesena, peppola e lucherino. Tutti uccelli appartenenti a specie protette e particolarmente protette (come nel caso di un picchio verde) già deceduti. Cinciallegre, codibugnoli, scricciolo e pettirosso per un totale di undici animali trovati impigliati nelle reti. Cesene, tordi sasselli, peppole, tordo bottaccio, merlo, verdone, cardellino, crocieri, lucherini e fringuelli. Ben ottanta, tra questi ultimi, utilizzati come richiami vivi. Tutto sotto sequestro ed affidato, per la componente ancora in vita, alla cure di un Centro di recupero per la successiva riabilitazione e liberazione.

Tutto merito dell’operazione congiunta delle Guardie Volontarie WWF della Lombardia e della Polizia Provinciale di Pavia. Il bracconiere, però, non era dei luoghi ma residenze in provincia di Brescia. Forse riteneva il luogo sicuro, tanto da averlo attrezzato come un grande impianto di cattura arrivando ad acquistare la grande porzione di terreno sulla collina e facendola interamente recintare. Le Guardie del WWF e la Polizia Provinciale sono però riusciti a documentare il tutto ed ottenere il mandato di perquisizione domiciliare dalla Procura della Repubblica di Voghera.

Le reti per uccellagione costeggiavano l’intero perimetro della proprietà. Due roccolini, poi, di forma circolare con i richiami vivi e ben due impianti arborei creati ad hoc, del tutto simili ai tradizionali roccoli. In pratica era stato creato l’impianto vegetazionale tipico del roccolo, mentre il boschetto presente era stato tagliato in più punti per consentire l’installazione delle reti e delle postazioni con gli uccelli da richiamo. Tutto abusivo, dicono dal WWF, compresa una torretta da cui l’uccellatore gettava gli spauracchi per indurre gli uccelli migratori a finire nelle reti. In terra, mele un po’ ovunque. Anche loro servivano ad attirare gli uccelli.

Si tratta del più grande impianto illegale di cattura con reti mai sequestrato in Lombardia” afferma Antonio Delle Monache Coordinatore Guardie WWF Lombardia.

I reati individuati vanno dalle numerose violazione della Legge sulle armi (detenzione abusiva di armi, omessa custodia, superamento del limite di cartucce detenibili, detenzione di munizione a palla unica e detenzione munizioni da guerra) ai reati in tema di caccia (uccellagione, detenzione di fauna protetta e particolarmente protetta, uso di mezzi vietati) , al furto ai danni dello Stato e al maltrattamento di animali.

Quale la destinazione ipotizzata per gli uccelli catturati?

Secondo Delle Monache il traffico di uccelli di cattura destinati ai cacciatori da capanno è estremamente florido, così come i piccoli uccelli insettivori protetti destinati alla preparazione della “Polenta e uccelli”. “I bracconieri – ha aggiunto il coordinatore delle Guardie WWF Lombardia – in genere utilizzano poche reti nascoste e nessuno aveva mai osato predisporre un tale impianto”.

Da sottolineare la professionalità degli Agenti della Polizia Provinciale di Pavia, diretti dal Comandante Mauro Maccarini, che con questa operazione denominata “Papageno” (dal nome dell’uccellatore del Flauto Magico di W.A.Mozart) ha inferto un durissimo colpo al commercio illegale di fauna selvatica in Lombardia.

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