GEAPRESS – Tutto lascia pensare che la storia non sia finita, ovvero che le “schiacce” siano utilizzate non solo nell’Oltrepo pavese, ma anche in altre aree del nostro paese. Il meccanismo è semplice, quanto crudele. Una pietra tenuta sollevata da esili bastoncini, pronti a mollare il peso appena sfiorati dalla preda. In genere, un passeriforme attirato dalle bacche sistemate dal bracconiere.

Una morte tremenda, secondo la Polizia Provinciale di Pavia. Asfissia e/o dissanguamento, che possono uccidere il povero animale dopo un’ora di tremenda agonia. Tortura che può prolungarsi, sempre secondo la Polizia Provinciale, se le ferite riguardano parti non vitali. E’ questo il caso del sottoala, così come di un arto che viene bloccato dalla trappola. La morte giunge per ipotermia e solo dopo diverse ore passate tra indescrivibili sofferenze.

In tutto 109 trappole disarmate ed un centinaio di uccelli già spennati. Questi ultimi rinvenuti congelati nel corso della perquisizione domiciliare effettuata nella casa del bracconiere di Bagnaria. Un pensionato, ex cacciatore, per il quale non è chiaro se lo scopo alimentare fosse limitato alla sua casa, oppure poteva riguardare il rifornimento di una trattoria. Una tecnica di bracconaggio inedita per quella zona.

Alla Polizia Provinciale, giungono ora i ringraziamenti dei volontari del CABS (Committe Against Birds Slaughter). La vicenda che ha portato alla denuncia del bracconiere lo scorso 17 gennaio, ha una storia più lunga. Lo scorso luglio, infatti, i volontari dell’Associazione, specializzata in azioni antibracconaggio in più paesi europei, vengono a sapere della presenza di alcune “schiacce”. I volontari si mobilitano ed in un primo sopralluogo, vengono rinvenute sette trappole. La località è quella di Monte Penice. I sopralluoghi continuano fino al giorno di Natale, quando, nei pressi di Menconico, vengono trovare altre 82 trappole. Presentavano tutte un’esca, mentre in una di essa veniva rinvenuto il corpicino di una Cesena. La Polizia Provinciale di Pavia si attiva immediatamente ed iniziano così gli appostamenti.

A dimostrazione di come al bracconiere poco importa della sofferenza dell’animale trappolato, nessuno, nel corso di due successivi appostamenti, appare sulla scena. Un fatto pericoloso, come più volte sottolineato dalla Forze dell’Ordine, non solo per gli animali ma anche per la salubrità della carne, di fatto lasciata per giorni in attesa che i resti dell’animale vengano raccolti dal bracconiere. Poi il 17 gennaio, appare il pensionato di Bagnaria. Viene colto in flagranza di reato. Nel corso della perquisizione domiciliare, eseguita dalla Polizia Provinciale di Pavia, vengono rinvenuti i 100 uccellini spennati, tra cui tordi e pettirossi. Poi anche i più potenti lacci in acciaio per ungulati e i resti di cinghiale macellato.

L’uomo è stato denunciato a piede libero presso la Procura della Repubblica di Voghera e dovrà rispondere di diversi reati tra cui l’uso di trappole, la caccia senza licenza, la detenzione di specie protette, il maltrattamento, nonché di furto aggravato ai danni dello Stato. Tale ultimo reato, spiega la Polizia Provinciale, è configurabile per chi esercita la caccia senza licenza. In altri termini è una fortuna se il bracconiere non era in possesso della licenza di caccia. In questo caso il reato di furto (reato-delitto, secondo il nostro ordinamento giuridico), non si sarebbe potuto applicare, avendo la norma venatoria incredibilmente escluso i cacciatori dall’applicabilità.

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