GEAPRESS – Il tutto è partito dal ritrovamento di alcuni bocconi avvelenati nell’alta Val Parma. Indagini lunghe e difficili, quelle del Comando Provinciale di Parma del Corpo Forestale dello Stato, culminate nella denuncia dei cinque presunti avvelenatori. Si tratterebbe di persone afferenti a squadre di cinghialai, in possesso di porto d’arma uso caccia. Nel corso delle perquisizioni domiciliari sarebbero pure stati trovati immortalati in fotografie con la preda uccisa: il lupo appenninico. Alcune di queste foto li mostravano con il fucile puntato contro il povero animale.

Secondo la Forestale avrebbero non solo sparso bocconi avvelenati ma anche sistemato caprioli con le zampe mozzate e riempiti di veleno. La difficoltà delle indagini, consiste anche nel fatto che gli animali avvelenati (lupi, ma anche volpi, faine, tassi, martore, aquile per non parlare di cani e gatti) possono andare a morire in luoghi non prossimi a quelli della diffusione del veleno. Micidiali esche, causa di morte atroce, che sarebbero però state piazzate proprio nei luoghi soliti di passaggio del lupo.

Secondo indiscrezioni circolate in ambiente inquirente, alcune delle fotografie che ritraggono i cacciatori con i lupi uccisi, potrebbero essere state fatte nel corso di giornate autorizzate per le battute al cinghiale. Anche su questo, però, sono in corso le indagini volte ad accertare l’esatta dinamica dei fatti che hanno portato alla denuncia dei cinque.

Colpisce – ha dichiarato a GeaPress il dott. Pierluigi Fedele, Comandante del Comando Provinciale di Parma del Corpo Forestale dello Stato – l’ostentazione con la quale veniva rappresentata la morte del lupo. Quelle foto – ha aggiunto il Comandante – ricordano quelle dei lupari di altri tempi“.

Sempre secondo la Forestale le motivazioni sarebbero da ricercare innanzi tutto nella competizione che il lupo attua nei confronti delle potenziali prede dei cacciatori. Ungulati in modo particolare. Una seconda motivazione potrebbe in minor misura risiedere nel malessere di alcuni piccoli allevatori che non attuano le protezioni anti lupo. Nessun problema per i grandi allevamenti, quanto per i piccoli spesso portati avanti come secondo lavoro. Proprio uno dei denunciati parrebbe, infatti, esercitare anche questa attività.

Per la Forestale, invece, l’azione del lupo ha benefici effetti di selezione sulle popolazioni di ungulati selvatici. Verrebbero, infatti, eliminati gli animali malati e deboli, contribuendo così a mantenere in ottima salute le popolazioni. In definitiva anche quelle oggetto di caccia. Amara la conclusione degli inquirenti: nonostante dagli anni settanta il lupo sia una specie protetta, sono in aumento i casi di bracconaggio.

Purtroppo, salvo superiore intervento dell’autorità di polizia, l’attuale legge sulla caccia non consente l’immediato ritiro del porto d’armi uso caccia. In base alla stessa legge, cioè, non può in tal senso essere subito interdetta la facoltà di continuare ad andare a caccia.

I cinque bracconieri sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Parma e sono indagati per i reati di uccisione e maltrattamento di animali appartenenti a specie particolarmente protette e per gli illeciti relativi alla normativa sull’attività venatoria.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati