GEAPRESS – Era stata trovata incatenata ad un albero alla fine di settembre  da alcuni escursionisti del CAI (Club Alpino Italiano) nei pressi di Casalnuovo di Africo, nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Una trappola del tutto identica a quelle per  topi ma di dimensioni gigantesche. Tondini di ferro elettrosaldati, gancio per appendere l’esca ovvero i poveri resti di una capra. Doveva servire ad attirare ed uccidere i lupi ed invece era rimasto trappolato un cane maremmano.

Una delle tante insidie di quei posti, denuncia ora il CABS (Committe Against Bird Slaughter). Aree di grande pregio naturalistico nelle quali, purtroppo, si rinvengono lacci-cappio, tagliole, pecore imbottite di stricnina, fucili ed ora anche gabbie. Sono destinate al lupo appenninico ed altri mammiferi rari.

Il povero cane, quando è stato ritrovato dagli escursionisti del CAI, era ormai allo stremo delle forze. Tanto sfinito da non riuscire ad alzarsi  quando è stata aperta la grata. Ha atteso finchè i  suoi salvatori si sono allontananti e solo a quel punto, dopo alcuni tentativi, è riuscito a muovere le zampe malferme. Per il grosso cane, subito del cibo riposto dagli escursionisti del CAI.

Stante quanto riportato nel comunicato del CABS, gli organizzatori dell’escursione hanno prontamente segnalato all‘Ente Parco l’illecito penale. La legge sulla caccia, infatti, vieta la detenzione o l’uso di trappole. Nella denuncia sono state indicate le coordinate di riferimento per poter individuare il punto dove si trovava la trappola ed un numero telefonico per eventuali ulteriori indicazioni.

Passati tre mesi, denuncia ora il CABS, la gabbia era ancora nello stesso luogo. A ritrovarla, ieri, due volontari del CABS di Reggio Calabria che erano in zona per controlli anti bracconaggio. Una denuncia rilevante anche perchè, proprio in quell’area, era in corso l’attività di alcuni bracconieri. Questo nonostante la caccia sia ovviamente vietata in area Parco.

I volontari, dopo aver riscontrato lo svolgimento dell’attività venatoria (numerosi colpi di fucile esplosi nella zona della Chiesa di San Leo e segnalati al Comando Compagnia dei Carabinieri di Melito Porto Salvo), hanno provveduto essi stessi a smantellare la pericolosa trappola.

E’ molto grave – ha dichiarato Giovanni Malara del CABS – che la denuncia del CAI non abbia prodotto alcun esito. Si tratta di un pessimo segnale che scoraggia i cittadini che con grande senso civico denunciano gli episodi di illegalità e nello stesso tempo fa aumentare il senso di impunità dei bracconieri che in quella zona uccidono ogni anno migliaia di animali protetti. Basti pensare ai bracconieri di ghiri – aggiunge Malara –  per i quali le zone di Casalnuovo ed Africo rappresentano territori privilegiati, come dimostrano gli arresti e le denunce effettuate negli ultimi anni dai Carabinieri ”.

Il CABS auspica che nella zona ci sia un’intensificazione dei controlli, per scongiurare ulteriori episodi di bracconaggio che minacciano seriamente le specie particolarmente protette come i lupi appenninici.

N.B: Il Parco Nazionale d’Aspromonte in merito alla trappola sui lupi rivenuta con un cane maremmano trappolato, tiene a precisare di aver sempre improntato la propria attività alla massima attenzione per la salvaguardia del suo patrimonio naturalistico. Non risulta essere stata presentata alcuna denuncia in merito al ritrovamento della gabbia. La sorveglianza del territorio, tiene a precisare l’Ente Parco, è poi affidata al Coordinamento Territoriale per l’Ambiente del Corpo forestale dello Stato. A quest’ultimo vengono inviate prontamente, riferisce sempre l’Ente Parco, le segnalazioni di probabili o accertati reati commessi all’interno dell’are aprotetta. Il Presidente dell’Ente, dott. Tommaso Tedesco precisa come “mai nessuna denuncia o segnalazione è pervenuta  a questo Ente da parte del Cai, come riportato dal comunicato diramato dal Cabs, né da parte di altri soggetti”. 

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