cinghiale macellato
GEAPRESS – L’allarme è scattato lo scorso 10 marzo. Nel prato c’era il radiocollare ID 13877 che era stato utilizzato per monitorare la femmina di cinghiale “Rosa selvaggia”. Era seguita nei suoi spostamenti dai tecnici dell’Ente nell’ambito del Piano di gestione della specie nel Parco, ed il suo collare aveva  smesso di inviare segnali.

Il giorno successivo, i tecnici dell’Ente Parco hanno ritrovato, in zona Pulicchio nel comune di Gravina in Puglia, i resti del povero cinghiale ripuliti a seguito della macellazione abusiva effettuata dai bracconieri. Grazie all’ausilio di strumenti radiotelemetrici con segnale VHF ed ai segnali via GPRS, è stato possibile individuare il radiocollare e di conseguenza la carcassa che risultava, in particolare, priva della testa.

L’atto di bracconaggio, denunciato al Corpo Forestale dello Stato, mette a rischio un lungo lavoro di studio sulle dinamiche di utilizzo del Parco da parte dei cinghiali. L’animale vittima dei bracconieri faceva parte di un gruppo di 6 individui catturati in varie aree del Parco e rilasciati nei dintorni negli scorsi mesi di novembre-febbraio. Gli animali sono tutti muniti di radiocollare e ben identificabili con marche di colore bianco sull’orecchio.

Secondo il Presidente del Parco, Cesare Veronico, “siamo dinanzi a un grave atto criminale realizzato nell’intento di ostacolare il Piano di gestione del cinghiale intrapreso dall’Ente al fine di porre rimedio alle immissioni sconsiderate di cinghiali nel nostro territorio avvenute prima dell’istituzione del Parco. Vogliamo che sia chiaro che azioni intimidatorie, brutali e soprattutto pericolose per la salute pubblica non fermeranno l’azione intrapresa e rappresentano, al contrario, una ragione in più per proseguire con fermezza e chiedere tolleranza zero nei confronti dei bracconieri alle autorità preposte”.

Il Direttore del Parco, Fabio Modesti, ha invece sottolineato come “il rischio di intossicazioni alimentari anche mortali a seguito del consumo di carne di cinghiale non controllata dai Servizi Veterinari pubblici e macellata clandestinamente, è altissimo. I cinghiali sono particolarmente sensibili alla Trichinella, un parassita che infesta gli organi interni dell’animale. L’assunzione di carne infetta da Trichinella può determinare serie ed a volte letali complicazioni cardiovascolari, neurologiche, oculari e digestive. L’esame sulla presenza di Trichinella nelle carni di cinghiale può essere effettuato soltanto da Medici veterinari del Servizio Sanitario Nazionale. Spero – conclude il Direttore del Parco – che il Corpo Forestale dello Stato con il C.T.A. del Parco riesca a risalire agli autori di questo ennesimo atto di caccia illegale utilizzando le migliori tecniche investigative scientifiche”.

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