GEAPRESS – A trovarlo è stato un ciclista che si trovava a passare nei pressi del ponte di Bereguardo (PV), nel Parco del Ticino. Il capriolo era immobile, in terra, accovacciato con il collo dritto e la testa diretta proprio verso il ciclista rimasto orripilato. L’intera metà della parte anteriore sinitra del cranio non c’era più, devastata quasi certamente (riferisce l’Ente Parco) da un colpo di arma da fuoco calibro 22, ovvero un  fucile da caccia meno comune.

Il ritrovamento è avvenuto il primo aprile, ma il Parco del Ticino ne ha dato comunicazione solo ieri. L’arrivo delle Guardie Ecologiche Volontarie non ha potuto far altro che prendere atto delle drammatiche condizioni del povero animale e disporre quanto necessario per l’eutanasia. Mandibola e mascella sinistra, più l’intero apparato nasale erano distrutti. Il volto dell’animale appariva come svuotato.

Il Parco del Ticino provvederà a sporgere denuncia contro ignoti sia per la blanda contravvenzione venatoria (caccia in zona ed in periodo di divieto) che per l’appena più inciso reato di maltrattamento di animale (reato delitto). Annunciata anche la costituzione di Parte Civile, ma le possibilità di potere rintracciare l’autore di tale mostruosità, sono ridotte al lumicino.

E dire che proprio il Parco del Ticino, fin dal 1991, era diventato  sede del Progetto Capriolo. Un intervento che ha dato i suoi risultati. Dall’educazione ambientale all’ecoturismo, fino all’azione culturale ed alla ricostituzione del paesaggio. Quest’ultimo, riferisce sempre il Parco, è reso ora più vivo grazie alla presenza del capriolo. La sua reintroduzione, infatti, ha consentito di sperimentare un’azione di equilibrio sugli assetti faunistici depauperati dall’azione dell’uomo ed ha aperto la strada ad altri importanti progetti come quelli per la rentroduzione di altre specie animali ed anche vegetali.

Ricordiamo, infatti, come alcuni fiumi della pianura padana, ormai banalizzata da filari di costruzioni e monoculture, conservano gli aspetti più importanti di quello che un tempo era un’immensa foresta planiziale. L’azione dell’uomo ne ha cambiato i connotati. Ormai da quasi 2000 anni, ontani, querce, olmi ed altre essenze  boschive che si susseguivano in un terreno ricco di sorgive, non ci sono più. Rimangono gli ambienti fluviali a ricordare quell’antico splendore ed il capriolo ne rappresenta oggi uno dei testimoni più antichi anche per il Parco del Ticino. Bracconieri permettendo.

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