GEAPRESS – Secondo la LIPU potrebbe addirittura nidificare in Italia, se non fosse per la pressocchè totale mancanza di ambienti forestali dove poter vivere in maniera indisturbata. Pensando, poi, a quanto successo in questi giorni, l’Aquila minore fa bene ad evitarci anche nel periodo delle migrazioni.

Tutto in poche ore. La prima segnalazione è proprio della LIPU (vedi articolo GeaPress) che oltre ad avere comunicato di un’Aquila minore uccisa con i pallini da caccia a Pian di Spagna, tra le provincie di Como e Lecco, ha denunciato il tentativo di fermare l’azione antibracconaggio del Corpo Forestale ed il trasferimento, ad altri compiti, della Polizia Provinciale.

Poi a Marsala, in provincia di Trapani. Un ragazzo di quindici anni ritrova in contrada Tabaccaro, un’altra Aquila minore. Ad intervenire il distaccamento Forestale di Erice. Quattro uomini per il controllo del territorio (enorme) di ben 11 Comuni, isole Egadi comprese. L’esame radiografico eseguito presso l’ambulatorio del dott. Ugo Azzaro (nella foto), che come in tanti altri casi ha offerto gratuitamente la propria collaborazione e le prime cure, mostrano il corpo del povero rapace invaso dai pallini. Le operazioni di recupero dell’Aquila sono state seguite, come già  in altri episodi di recupero di animali feriti, dall’Ispettore Superiore Alberto Vitaggio del Corpo forestale della Regione siciliana.

Di stamani, invece, la notizia diffusa dall’ENPA di Savona. A Finale Ligure, una terza Aquila minore. A chiamare la Protezione Animali sono stati gli studenti dell’Istituto alberghiero. Anche in questo caso, pallini da caccia  che hanno ferito l’animale in più parti del corpo, procurando, tra l’altro, la frattura scomposta del metacarpo sinistro. Steccata e fasciata è stata ricoverate a spese dell’ENPA. Tra due settimane sarà nuovamente radiografata e solo allora sarà possibile pronunciarsi sul suo recupero.

O cacciatori o bracconieri, dicono all’ENPA, l’animale non poteva essere scambiato per un altro uccello. Per l’abbattimento di un animale particolarmente protetto dalla legge sulla caccia italiana, la pena è a dir poco ridicola. Un reato di semplice contravvenzione, come lo sono tutti i reati venatori. Una piccola ammenda compresa appena tra 1,5 milioni e quattro milioni. Di lire, naturalmente, perchè dal 1992 (da quando cioè è stata approvata la legge) le cifre non sono mai state aggiornate. Inutile dire come, specie con la possibilità di oblare, la cifra praticamente quasi scompare. Inesistente la possibilità di finire in galera. Chi uccide una specie particolarmente protetta, ha una previsione di arresto compresa tra due o otto mesi. Una previsione cioè, abbondantemente inferiore alla soglia di punibilità. Tutti a casa, insomma, con ottime possibilità che così sia anche nel caso di pregiudicati. Ma potrà il cacciatore che ha abbattuto una specie particolarmente protetta, continuare ad andare a caccia? Si, la sua legge (ovvero quella sulla caccia) prevede, peraltro solo a condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo (niente oblazione dunque), la sola momentanea sospensione del porto d’armi uso caccia. Se queste sono le previsioni per le specie particolarmente protette, figuriamoci tutto il resto.

In effetti, chi abbatte un animale selvatico, rischia anche il potente reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Se sei cacciatore, però, no. Graziosamente la legge sulla caccia italiana ha escluso i seguaci di Diana dal campo di applicazione del furto al patrimonio indisponibile dello Stato, ivi comprese le forme aggravanti e la ricettazione.  
 
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