GEAPRESS – Un sequestro insolito, ma molto pericoloso. L’importazione in piccoli numeri di animali richiesti dal mercato clandestino. Finora indirizzato prevalentemente a tartarughe, pezzi di corallo e caviale, da oggi anche agli uccelli rapaci. Un giovane falco pellegrino al chiuso del bagagliaio e ben nascosto tra borse e valige. Scoperto in tal maniera alcuni giorni addietro (la notizia è stata resa nota da poche ore) dall’Ufficio delle Dogane del porto di Palermo (vedi foto). Era trasportato da un cittadino straniero a bordo del traghetto proveniente da Tunisi. Per la specifica competenza in merito alla normativa CITES sul commercio di specie protette, veniva attivato il Nucleo Operativo del Corpo Forestale dello Stato che determinava così il rapace.

Il cittadino tunisino si è difeso sostenendo che trattavasi in realtà di un animale domestico già da lui tenuto in Sicilia, poi trasferito in nord Africa e poi ancora di nuovo in Sicilia. Un migratore forzato, dunque. Una scusa inventata al momento, secondo i funzionari dell’Ufficio della Dogane di Palermo.

Il falco pellegrino sequestrato con la Sicilia non aveva, invece, proprio niente in comune.

Si tratta sicuramente di un individuo appartenente alla popolazione di falchi pellegrino nord africana – dichiara a GeaPress Giovanni Giardina Responsabile del Centro di recupero di Ficuzza (PA) gestito dalla LIPU – Le caratteristiche morfologiche, tra cui le ridotte dimensioni, lo fanno ascrivere sicuramente alla popolazione nord africana – specifica Giardina – Un individuo giovane molto probabilmente prelevato al nido nella seconda metà della scorsa primavera. Un animale già abituato alla presenza dell’uomo e lievemente denutrito. Nel complesso, però, le sue condizioni sono buone. Niente parassiti o problemi sanitari di altra natura“.

Preoccupato per l’insolito ritrovamento il prof. Mario Lo Valvo, Docente presso il Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Palermo.

In nord Africa – ha dichiarato il prof. Lo Valvo a GeaPress – si conosce molto poco sullo status delle popolazioni di rapaci. Non è possibile estrapolare una stima attendibile della loro consistenza e pertanto capire quanto incidano i prelievi in natura“.

Purtroppo per questi animali – ha aggiunto il prof. Lo Valvo – si è creato un lucroso mercato illegale legato al mondo della falconeria intesa sia come caccia con il falcone che per gli spettacoli in chiave medioevale, molto spesso pagati dalle pubbliche amministrazioni

Secondo il prof. Lo Valvo, oltre al danno diretto, ovvero la richiesta dei falconieri, vi è anche il forte spirito di emulazione che induce le persone a desiderare il possesso di un rapace. Un mondo parallelo, che potrebbe sconfinare nella falconeria da imitare, ma più avvezzo ad acquistare un uccello rapace ricorrendo a canali meno specialistici.

Penso – ha aggiunto il prof. Lo Valvo – alla stessa aquila della Lazio, usata per promuove una squadra di calcio molto ammirata dai suoi tifosi e non solo. Di fatto viene proposto un modello vincente, di potenza. I campioni del calcio rappresentati dall’aquila. Un messaggio pericoloso che potrebbe indurre molte persone ad imitare l’aspetto simbolico. Cose di altri tempi, come la falconeria del resto“.

Cosa rischia ora il trafficante tunisino? Teoricamente una forte ammenda, praticamente, però, un bel niente. Specie se nullatenente e, soprattutto, di difficile rintracciabilità. Sicuramente nulla se ritorna nel suo paese. Le previsioni di arresto sono ben al di sotto della soglia di punibilità. Ma la cosa più grave è dovuta al fatto che il reato di contravvenzione non fornisce adeguati mezzi investigativi. Impossibile, poi, contestare anche l’associazione a delinquere. Una fatto incomprensibile, dal momento in cui il traffico di animali cosiddetti esotici movimenta un giro di affari paragonabile a quello delle armi e della droga.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati