cardellino
GEAPRESS – Quasi trecento esemplari di avifauna protetta, sequestrati nel mercato di Ballarò nel corso di una maxi operazione di polizia.

Ad intervenire ieri mattina nel dedalo di strette vie che fanno da corona alla piazza degli uccellatori,  gli Agenti della Polizia di Stato del Commissariato Oreto, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, Polizia Municipale e due Nuclei specializzati del Corpo Forestale dello Stato.  Si tratta, in questo caso, del Centro Regionale Anticrimine e del Servizio Cites di Palermo.

A comunicare l’esito dell’intervento è la Questura di Palermo che sottolinea come l’attività di controllo sia stata principalmente incentrata al contrasto della vendita illegale di  specie di avifauna protetta dalla legge. Un fenomeno  illecito, sempre ad avviso della Questura di Palermo, piuttosto diffuso e denunciato, tra gli altri, dalla  Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU).

Ieri mattina, come di consueto, numerosi ambulanti si erano presentati nelle vie del quartiere “Ballarò”, allestendo i loro banchi di fortuna. Appena il tempo di sistemare le gabbie con gli uccellini ed è scattato l’intervento di polizia.  Nel mercato vi erano circa 300 volatili chiusi in gabbie e pronti per l’illegale commercio al dettaglio. Si trattava di  205 cardellini, 43 verzellini, 2 merli, 11 fanelli, 1 cappellaccia. Posti sotto sequestro anche quattro incroci di canarino (bastardoni) e 13 canarini.

All’arrivo delle Forze dell’Ordine è stato il fuggi fuggi generale. Diversi i venditori che si sono letteralmente volatilizzati, abbandonando le gabbie contenenti gli uccellini selvatici. Tutti i volatili sono stati immediatamente trasferiti  al Centro di Recupero Fauna Selvatica di Ficuzza per la valutazione delle condizioni veterinarie e la reintroduzione in natura. Il Centro di Ficuzza è coogestito dalla LIPU e dall’Azienda Foreste demaniali della Regione siciliana.

Secondo la Questura di Palermo, i piccoli volatili protetti, una volta posti in vendita, avrebbero fruttato non meno di 5000 euro. A seconda della specie il prezzo di mercato si sarebbe aggirato tra i 15 ed i 50 euro. Gli esemplari più costosi, riferiscono sempre gli inquirenti, erano rappresentati dai fanelli e dai merli. Solo per queste due specie, il guadagno illecito sarebbe stato  di 660 euro.

Due le persone denunciate. Il reato contestato è quello di commercio illegale di fauna selvatica.

Sul caso è intervenuto il Presidente nazionale della LIPU. L’associazione, grazie all’impegno dei volontari palermitani, aveva predisposto un esposto inviato al Prefetto e alle massime autorità di polizia del capoluogo siciliano.

Apprezziamo la sinergia tra le Forze dell’Ordine ed a tutti loro vanno i nostri sentiti ringraziamenti– ha dichiarato Fulvio Mamone Capria, Presidente nazionale della LIPU – Il mercato degli uccellatori di Ballarò rappresenta una violazione ormai unica in Italia per vastità del fenomeno. Un mercato – ha aggiunto il presidente della LIPU – che in altre occasioni ha rivelato la presenza di pregiudicati. Un problema che non è solo quello della  violazione della legge che protegge la fauna selvatica, ma anche  di pericolosità sociale“.

“Auspichiamo un presidio costante del mercato – ha aggiunto il presidente della LIPU – Una presenza forte e costante dello Stato affinchè i ricettatori di fauna selvatica smettano una volta per tutte una attività di forte spessore criminale, come dimostrato dai floridi guadagni illeciti

Per la LIPU, il mercato degli uccellatori rappresenta un problema dai connotati spiccatamente delinquenziali, basato probabilmente sul controllo del territorio.  Gravissimi, poi, i danni alla natura. Almeno la metà degli uccellini, tutti protetti dalla legge e catturati comunque con mezzi vietati, muore già nelle prime fasi di cattura. Almeno un’altra metà perde la vita nei primi giorni di detenzione, come dimostrato dai diversi prezzi che hanno sul mercato gli uccellini appena catturati e quelli abituati alla gabbia. Gli uccellatori, ereditano di padre in figlio il “mestiere” praticato con la stesa di reti di cattura in diverse aree della Sicilia. Forte è il sospetto di un commercio ramificato ben oltre i confini regionali.

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