parrocchetto
GEAPRESS – Nuova inedita sorpresa nel mercato illegale degli uccellatori che ogni domenica mattina viene imbastito tra le vie Naso e Mira nel quartiere di Ballarò.

Dopo la rara Tartaruga palustre Emys Trinacris (in tutto il mondo presente solo in Sicilia) è ora la volta di giovani pappagalli Parrocchetto dal Collare (Psittacula krameri). Si tratta di un Pappagallo presente in Africa ma ormai da tempo nidificante in diverse città italiane e tra queste Palermo e dintorni. Gli esemplari scappati dalla cattività si sono infatti ben adattati al nostro clima ed i primi individui, notati decenni addietro presso l’Orto Botanico di Palermo, hanno dato vita ad alcune colonie finite ora tra le mani degli uccellatori.

Cinque Parrocchetti dal collare ieri mattina erano posti in vendita al prezzo di cinquanta euro cadauno. L’uccellatore precisava che si trattava di individui giovani ma già in parte abituati alla gabbia. La stracolma piazza  solitamente occupata dai bracconieri, non riesce più a contenerli  ed alcuni di loro si sono spostati nella piazzetta antecedente all’incrocio tra via  Naso e Mira.

Dunque si rinnova la denuncia del CABS, il nucleo di volontari specializzati in antibracconaggio con sede in Germania: Ballarò rappresenta il più grande mercato di fauna selvatica italiana.

Il mercato, infatti, propone prevalentemente specie protette dalla legge, sia nazionale che comunitaria,  tra cui  Cardellini. Ieri, tra via Naso e Mira, ve ne erano centinaia, soprattutto giovanni. Si tratta dei cosiddetti “nuvidunna”, poco più che implumi prelevati dai nidi e proposti ad un prezzo pari alla metà rispetto agli adulti. Cinque euro contro i dieci “canonici” degli adulti. Oltre ai Cardellini, anche altre specie protette, tra cui Verzellini e Verdoni (anche individui implumi) e Merli. Il tutto in pubblica via che sa tanto di porto franco, salvo sporadici interventi delle Forze dell’Ordine. Di certo un luogo fuori dai comuni canali di comunicazione e sostanzialmente ignorato dalle istituzioni politiche cittadine.

Da rilevare, afferma sempre il CABS, che il soggetto che vendeva i Pappagalli di cattura, proponeva anche galline ovaiole “pensionate” dagli allevamenti e numerosi esemplari di Anatra muta, animali non selvatici, orrendamente stipati in piccole gabbie. Situazioni da rendere ancora più palese il reato di maltrattamento di animali, così come già lo è per le specie selvatiche. Le penose condizioni di detenzione delle anatre, oltre a quelle già note dei selvatici, farebbero scattare anche i reati di maltrattamento, furto e ricettazione al patrimonio indisponibile dello Stato. Così, infatti, la legge italiana classifica la fauna selvatica che però, a Palermo, non trova campo di applicazione.

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