GEAPRESS – E’ bastato poco tempo, ma alla prima nota del Corpo Forestale della Regione Sardegna che comunicava l’avvenuta denuncia di due bracconieri in quanto sorpresi a cacciare all’interno dell’Oasi di Monte Ortobene, in provincia di Nuoro, (bracconieri ma con porto d’armi uso caccia) è subito circolata la reale identità dei due. Si tratterebbe di un noto imprenditore del luogo e del Capogruppo del PD al Consiglio Comunale di Nuoro. I due avevano abbattuto un cinghiale. Una notizia che nel caso confermerebbe ancora una volta il malcostume venatorio che regna nel nostro paese e che permea, evidentemente, ampi settori della nostra società. Interventi di repressione del bracconaggio, che sono ormai quotidiani.

Solo per rimanere alle ultime ore si riporta l’intervento del Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Marigliano (NA) avvenuto congiuntamente alle Guardie EMPA (Ente Mediterraneo Protezione Animali). Un uomo, privo di porto d’armi uso caccia, denunciato in atteggiamento di caccia ed in possesso di un fucile calibro 12 e 43 munizioni di piombo spezzato. Il soggetto, si è scoperto nel corso della perquisizione domiciliare, era in possesso di una pistola regolarmente denunciata.

A Benevento, il Comando Stazione del Corpo Forestale dello Stato ha denunciato due uccellatori. Ancora una volta si tratta di soggetti pluripregiudicati, sia per reati specifici che di altro genere, provenienti dal napoletano. Una piaga, quella degli uccellatori napoletani colti in più occasioni in trasferta anche in altre regioni, che si giustifica oltre che con la mitezza delle pene, anche con gli alti margini di guadagno ottenuto con il traffico dell’avifauna contrabbandato in nord Italia. Animali che, sempre secondo il Corpo Forestale dello Stato, possono arrivare a fruttare anche alcune migliaia di euro per singolo soggetto. Questo nel caso l’animale risulti apprezzato per il canto o variazioni particolari del piumaggio. Uccellatori per i quali, ormai in più casi, è stata accertata l’integrazione in pericolosi gruppi camorristi.

Non meno preoccupante il continuato ritrovamento dei cosiddetti chiamaquaglie. In località Margherita, in provincia di Crotone, è avvenuto un sequestro ad opera delle Guardie Ecozoofile, mentre, grazie ad un intervento congiunto della Polizia Provinciale e della Polizia Stradale, altri richiami elettroacustici sono stati sequestrati ad Avezzano (AQ) nella piana del Fucino. La funzione di questi arnesi è quella di attirare, grazie al richiamo continuamente ripetuto, gli uccelli selvatici, in genere quaglie, a tiro del fucile del bracconiere. Una situazione assurda anche sotto il profilo normativo. Basse pene previste dalla legge sulla caccia ed un divieto all’uso al quale però non corrisponde quello di vendita. Chiamaquaglie e altri richiami, sono pubblicizzati per la vendita in riviste di articoli venatori.

Di nuovo uccellatori, invece, in Sicilia. Nella piana di Gela (CL) sequestro di gabbiette, rete di nylon, cassette per il mangime e cinque cardellini. Denunciato un bracconiere.

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