GEAPRESS – Cani e volatili. Per il cacciatore di Orgiano (VC) il pieno di denunce. Così riferisce nel suo comunicato il Coordinamento Protezionista Vicentino, in merito all’intervento delle Guardie Zoofile ENPA. Una segnalazione dettagliata sulle condizioni di detenzione di alcuni cani, alle quali si sono poi aggiunti molti altri particolari.

L’intervento è avvenuto domenica  presso il domicilio del cacciatore. Una situazione, quella descritta dal segnalante,  “deleteria” per i cani legati alla catena. Al controllo delle Guardie le condizioni sarebbero apparse “raccapriccianti“. Una giovane femmina di setter, sarebbe infatti stata trovata attorcigliata con la catena attorno ad un attrezzo agricolo. La catena si era pure impigliata ad un palo. In aggiunta a ciò degli spaghi di nylon non permettevano al povero cane di sedersi né di potere muovere la testa. Così facendo, riferisce il Coordinamento nel suo comunicato, rischiava l’impiccagione.  Il cacciatore, per divincolare il nodo che si era creato, ha dovuto usare il coltello e alla fine liberare il cane visibilmente agitato. L’unica ciotola presente, era inoltre rotolata su se stessa.

Ad appena pochi metri di distanza una situazione definita  “ancora peggiore“. Due femmine, di setter e di bretone, impigliate ed aggrovigliate con le catene. Anche in questo caso l’impedimento era costituito da un attrezzo agricolo. Raccapricciante quanto scoperto dalle Guardie. La femmina di setter, infatti, aveva partorito poche ore prima quattro cuccioli. Vista la particolare situazione di costrizione nella quale sarebbe stata costretta, i neonati sono stati trovati “giocoforza” all’addiaccio. Uno di loro era morto. Per gli altri tre, commentano dal Coordinamento, sarebbe stato solo questione di tempo. La bretone, invece, presentava escoriazioni al collo. Ferite probabilmente causate dal collare e dovute forse al tentativo di potersi liberare. Anche in questo caso le ciotole si sarebbero presentate rovesciate. Un altro cane, un maschio di spinone anch’esso legato, non aveva accesso alla cuccia posizionata troppo distante rispetto al raggio della catena. Uno dei tre cani non risultava inoltre iscritto all’anagrafe canina.

All’esterno, invece, alcuni segugi. Sette animali di circa sette mesi di vita, nessuno dei quali iscritto all’anagrafe canina. Assieme ai genitori condividevano un box esterno dove erano sistemate sorte di casette rilevate dalle Guardie come “sfondate“. Di fatto ai cani sarebbe stato impedito un riparo. Una situazione questa che aveva probabilmente determinato nei cani l’esigenza di scavare delle buche in terra per ripararsi dalle basse temperature e dalle intemperie. Il fondo del box sarebbe inoltre apparso come un “tappeto di pantano acquitrinoso“. Non si poteva apprezzare, riferiscono le Guardie ENPA, nemmeno una ciotola per il cibo.

A complicare la situazione già grave, c’era poi la stanza dove il cacciatore deteneva gli uccelli da richiamo. Anche in questo caso sarebbero state riscontrate  situazioni di degrado. Il locale, di superficie inferiore ai dieci metri quadrati, non presentava finestre. Al suo interno vi erano oltre trenta gabbie con gli uccelli. Gabbie che si sarebbero presentate sporche e con le mangiatoie per metà ricolme  di cibo raffermo e guano. Le povere cesene, tordi e merli sarebbero  stati costretti così a vivere in una ambiente malsano. L’aria, stante quanto rilevato dalle Guardie ENPA, era resa irrespirabile dalla quantità di feci che imbrattavano il pavimento. Uno spessore di ben venti centimetri. Un ambiente  apparso talmente malsano da rendere difficile la stessa operatività delle Guardie. Tra gli uccelli da richiamo, anche due merli ed un pettirosso privi di anello.

In tutto al cacciatore sono state contestate  dodici sanzioni amministrative, tre sequestri, tre denunce penali e due segnalazioni agli enti competenti.

Secondo quanto riferito da Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento Protezionista Vicentino, la segnalazione è pervenuta da ambienti venatori. “Ritengo questo un  segnale positivo rispetto ad una omertà che ha sempre caratterizzato i cacciatori – ha dichiarato Renzo Rizzi –  Per i richiami – ha aggiunto il portavoce del Coordinamento –  detenere degli uccelli per tutta la loro vita in gabbie minuscole dove non possono nemmeno aprire le ali, è già una gratuita  crudeltà. Lasciargli poi in queste condizioni è un atteggiamento che va condannato senza appello“. Stessa considerazione è rivolta per le condizioni dei cani da caccia, segugi in particolare, allevati annualmente dai cacciatori. “Anche loro pagano un tributo pesantissimo” – ha aggiunto Renzo Rizzi.

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