GEAPRESS – Sono di Cassano delle Murge, in provincia di Bari, i primi due bracconieri del “silenzio” venatorio italiano. Proprio ieri si è chiusa la caccia ed oggi il Corpo forestale dello Stato da notizia del deferimento all’Autorità giudiziaria di due bracconieri di Cassano. Entrambi sono stati individuati all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, il luogo dove il povero Don Cassol venne scambiato per un cinghiale e per questo centrato dalla fucilata di un  cacciatore bracconiere di Altamura, e pochi chilometri da Cassano.

I due bracconieri sono stati rintracciati in località “sei carri” nel Comune di Andria. Quella località ricade nella zona 1 del Parco Nazionale. I Forestali
hanno sequestrato due fucili semiautomatici di marca Beretta e Benelli e 21 cartucce a pallini. Entrambi i bracconieri sono stati deferiti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani per avere introdotto armi ed esercitato l’attività venatoria all’interno del Parco Nazionale.

Sempre oggi la LIPU pugliese da notizia di un’altra incredibile battaglia del Consigliere regionale pugliese Pentassuglia (PD). Dopo l’emendamento “ammazzaparco”, con il quale il Consigliere Pentassuglia (vero e proprio ago della bilancia del consenso politico pugliese) ha di fatto aperto all’introduzione di armi il Parco delle Gravine, ecco ora il suo nuovo disegno di legge.

Questi alcuni punti salienti:
– la rimozione del divieto di caccia nella fascia di rispetto di 100 m. dalle aree protette;
– la mancanza del principio di divieto venatorio durante la riproduzione e la migrazione primaverile (pre-riproduttiva) come previsto dalla legge quadro nazionale;
– l’eliminazione delle misure accessorie rispetto alle violazioni penali quando si ricorre all’oblazione, disattendendo la potestà esclusiva dello Stato in materia di disposizioni di carattere penale;
– la penalizzazione delle oasi di protezione, dirottando le percentuali dei fondi previsti e svincolando le Province da precisi obblighi sull’utilizzo di detti fondi;
– l’imposizione illegittima e contro la legge quadro nazionale con cui i terreni agricoli interdetti alla caccia dagli agricoltori debbano essere provvisti di recinzioni più alte e quindi più onerose;
– l’eliminazione del tetto massimo di cacciatori provenienti da fuori dell’ambito territoriale di caccia (ATC) favorendo cosi un eccessivo ingresso di cacciatori non legati a quel territorio e quindi avulsi dal mantenimento delle risorse faunistiche.

Perché Vendola non osa intervenire su Pentassuglia nonostante gli appelli a cui hanno fatto seguito vergognosi silenzi. Molto semplice. A Martina Franca, feudo storico della destra tarantina, Pentassuglia è riuscito a fare manbassa di voti lasciando per primi di stucco gli stessi organi di informazione locali. Vale la pena rischiare la carriera politica (… non quella di Pentassuglia) per la vita degli animali? (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).