cinghiale cappio
GEAPRESS – Ancora niente da fare per “Nina” il cinghiale dell’Oasi Tevere Farfa (RM) che porta nell’addome un laccio-cappio di un bracconiere (vedi articolo GeaPress). Da due mesi il povero animale continua a vivere con i resti della trappola la quale, pian piano, sta iniziando  a penetrare nella carne.

Ad intervenire per due giorni consecutivi è stato il Distaccamento di Bracciano della Polizia Provinciale il quale ha avuto modo di appurare come i resti della trappola siano costituiti da un laccio in corda e non da un cavetto metallico, come si era pensato in un primo momento. Un fatto che però non diminuisce le sofferenze della povera Nina.

Subito dopo avere ricevuto la segnalazione, la Polizia Provinciale si è recata nei luoghi per cercare di alleviare le sofferenze di Nina e liberarla così  dal cappio. Il cinghiale da circa due mesi, porta in corpo il ricordo del bracconiere,  ed i suoi 50 chili premono in maniera preoccupante sulla morsa del laccio. Assieme alla Polizia Provinciale anche l’ASL Veterinaria Roma F, intervenuta con la dott.ssa Forlani, una presenza rivelatasi decisamente opportuna.

Nina, però, di farsi prendere, proprio non ne vuole sapere. Al primo lancio del dardo anestetico ha pensato bene di andarsi a rifugiare in una zona impervia, rendendo vano il lavoro di ben cinque ore di ricerca da parte degli Agenti della Provinciale. Poi, in tutta tranquillità, è riapparsa nel luogo solito ove si reca a mangiare.

Il tentativo di ricattura è stato però sconsigliato dal Veterinario. Tutto rinviato, dunque, ai prossimi giorni. Si tenterà di tranquillizzarla e di circondare preventivamente l’intera area. Nina, nata e cresciuta all’interno dell’Oasi Tevere Farfa, sa bene come muoversi nel suo ambiente. E’ altresì abile, con i suoi occhioni, ad accattivarsi le simpatie dei clienti di un vicino ristorante. Per la Polizia Provinciale, infatti, i cinghiali sono animali molto empatici, forse quasi quanto il cane. Sanno, bene, cioè, come entrare in “comunicazione”. Un fatto che però troppo spesso non viene ricambiato dall’uomo.

Nina, comunque, è ora in buone mani. Per esserlo completamente e potere così intervenire per la rimozione del laccio e la terapia antibiotica, bisogna però che si faccia catturare. Nina rimane pur sempre un animale selvatico ed appena intuisce che è stata violata la distanza minima di sicurezza, si rifugia nella macchia, in questo periodo profumata più che mai.

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