GEAPRESS – Verrà contestato anche il furto al patrimonio indisponibile dello Stato ai quattro bracconieri fermati stanotte dai Carabinieri di Niscemi (CL) nella Riserva Naturale Sughereta. I Carabinieri, infatti, hanno appurato che i quattro bracconieri non sono cacciatori e per questo, stante la singolare legge sulla caccia italiana (se cacciatori, invece, rimangono impunibili per il reato di furto), potranno essere denunciati di furto al patrimonio indisponibile dello Stato.

I Carabinieri li hanno colti in flagranza di reato, stanotte, proprio all’interno della sughereta. Avevano iniziato a sparare da poco meno di cinque minuti e già nel carniere erano finiti 8 conigli. Uditi gli spari, i militari hanno circondato l’area e si sono dati all’inseguimento del fuoristrada. Mentre il Tramontana, uno dei quattro bracconieri, guidava il fuoristrada, il suo compare Stracquadaini, imbracciato il fucile e con al collo la cartucciera, se ne stava in piedi nel mezzo decappottato. Era lui a sparare, accecando i poveri conigli con un faro, tipo “minatore”, montato sulla testa. Gli altri due, Gaetano Barone ed Andrea Militello, avevano invece il compito di raccattare i conigli già morti o feriti.

A bordo, oltre ai conigli già uccisi, tre faretti ed il munizionamento di un fucile automatico “breda” calibro 12, trovato con la matricola abrasa. Per tale reato, ovvero il possesso di arma clandestina, i quattro sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Caltagirone (CT).

Nel corso delle perquisizioni domiciliari, sono stati rinvenuti altri 100 conigli; sei a casa di Militello e 94 presso l’abitazione di Tramontana. Si è così scoperto che gli animali, sarebbero stati venduti ai ristoranti al prezzo di cinque euro cadauno. Questo almeno in parte, visto che il resto della mattanza veniva abitualmente venduto, sempre al prezzo di cinque euro, nella pubblica via di Niscemi, addirittura nella piazza principale.

I Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela intensificheranno nei prossimi giorni le attività di controllo del territorio finalizzate alla repressione del bracconaggio ed al controllo delle armi. Secondo gli inquirenti, infatti, la banda era ben organizzata, fatto che fa presupporre una antica abitudine insistente nei luoghi. Come poi avviene un pò in tutta Italia, uno degli sbocchi principali è quello della ristorazione. Un fatto pericoloso, anche dal punto di vista sanitario. Nessuno, infatti, può garantire sulla non nocività delle carni.

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