GEAPRESS – La Liguria è andata sott’acqua ma si stenta a trovare i soldi per riparare i danni. Anzi non ve ne erano già da prima, per la difesa del territorio. Eppure, dopo l’incredibile regalo della legge regionale che consente ai 22.000 cacciatori liguri di sparare con il buio (vedi articolo GeaPress), ecco un nuovo provvedimento volto ad aggirare costosamente, ad avviso di ENPA, WWF, LAC e LIPU, la sentenza dell’Unione Europea del 2008 che aveva già bloccato le cacce in deroga. I soldi per questo ci sono e ben 48.000 euro verranno spesi, dalla Giunta Regionale che piange miseria, per finanziare uno studio con il quale si vorrebbe nuovamente giustificare la caccia allo storno. Lo studio, per l’esattezza uno studio-fotocopia, visto che già era stato fatto, dovrà essere effettuato dal DIPTERIS (Dipartimento per lo Studio del Territorio e delle sue Risorse) dell’Università di Genova. Il Dipartimento incaricato dovrà effettuare “in tempi rapidi uno studio approfondito sull’impatto della specie Storno (Sturnus vulgaris) sulle attività antropiche in Liguria ed in particolare sui danni che la specie arreca alle produzioni agricole“. Così impone la delibera della Giunta regionale della Liguria n. 1026 del 6 settembre 2010, proposta dall’Assessore all’ambiente e alla caccia Renata Briano (PD). Sarà un caso ma i tempi rapidi coincidono con la possibilità di sparare agli storni nella stagione venatoria in corso.

Verosimilmente in tempi rapidi saranno disponibili anche i 48.000 euro i quali, però, saranno anche attenzionati nella segnalazione alla Procura Regionale della Corte dei Conti che stanno predisponendo ENPA, WWF, LAC e LIPU.

Inoltre, ad essere incaricato dello studio, è uno degli stessi autori di dieci anni addietro, quando cioè fu richiesta la stessa ricerca. Forse, però, le olive liguri hanno cambiato sapore.

Tante coincidenze, dunque, ivi comprese le richieste di potere sparare allo storno avanzate dalle associazioni venatorie in un incontro avvenuto lo scorso 5 settembre con l’Assessore Briano. I cacciatori richiesero la caccia allo storno (come se le olive dal gusto variabile fossero loro), l’Assessore effettua il mandato e nuove sanzioni potrebbero essere pagate dai cittadini tutti. Così successe con la Corte di Giustizia Europea la quale già ha obbligato al pagamento delle spese processuali a proposito dell’identico provvedimento inserito in una legge regionale del 2006. Passaro due anni ed arrivò per il l’Italia l’obbligo di pagare. Eppure mai una volta che un politico, visto che si tratta di soldi pubblici, dichiari, in caso di vizi di legittimità, di affrontare di tasca propria l’errore compiuto.

Per ENPA, LAC, WWF e LIPU è “vergognoso che per accontentare ancora una volta i capricci di una piccolissima frangia dei già pochi cacciatori liguri si sperperino risorse pubbliche in questa maniera, e per di più per ricerche-doppione, quando scarseggiano i fondi per la tutela della biodiversità, per la gestione delle aree protette, o per la salvaguardia del territorio. La Commissione faunistica-venatoria regionale, organo consultivo competente in materia, non è neppure stata interpellata”.

A proposito dello studio fotocopia giova appena ricordare un passaggio di quello concluso nel 2001. A pagina 40, affermava che, a parte puntiformi realtà di danno all’olivicoltura, “generalizzando il discorso all’intera regione esso appare minimo se non trascurabile“. Cosa può essere allora cambiato nelle olive liguri per dettare l’intervento urgente dell’Assessore Briano?

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