GEAPRESS – La denuncia è della LAC del Veneto che per bocca del suo Presidente Andrea Zanoni mira dritto non solo sulle sconclusionate scelte venatorie del “Veneto della polenta ed osei”, ma anche sulla scientificità dei dati che avvalorano queste decisioni.

Il caso più evidente riguarderebbe i cervi che si vorrebbero abbattere, a suon di fucilate, in ben 1400. Secondo Zanoni sarebbe stata chiamata in ballo finanche la rogna sarcoptica che ha colpito i camosci della provincia di Belluno, scordandosi che questa patologia è tipica dei bovidi. Nulla a che fare, dunque, con i cervi.

E che dire delle malattie veicolate dagli animali selvatici ai domestici, sempre a giustificare gli abbattimenti? Per la LAC è vero il contrario, essendo camosci ed altri ungulati a soffrire delle patologie veicolate da animali domestici. Metodi più dei nostri nonni, che non supportati da metodi moderni oltre che efficaci, come il caso delle recinzioni elettrificate a difesa del pascoli.

Considerato l’aria che tira preoccupa, inoltre, la proposta del Direttore del Parco delle Dolomiti Bellunesi che vorrebbe ammettere nel proprio ambito la Foresta del Cansiglio ed i suoi cervi. Lui, per il suo Parco, propone di ammazzare i cinghiali e macellarli.

L’accusa della LAC è che per certi animali, considerati di serie B, si facciano censimenti approssimati. Non si spiegherebbe, ad esempio, come per il Cervo i censimenti differiscano in maniera così macroscopica. Eppure se ne vorrebbero abbattere tantissimi. Per il cinghiale, addirittura, si propone l’eradicazione. Cosa che non sarebbe possibile neanche se il Veneto si circondasse in un (vero) mare di solitudine che già caratterizza le scelte della peggiore Regione italiana in tema di politiche venatorie. Cosa non facile, considerata la già disastrata situazione del nostro paese. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).