GEAPRESS – La tenuta di Sala si trova a poco più di metà strada tra Roma e l’Aquila. Luoghi di boschi, borghi medioevali e … bracconieri. Secondo la Forestale, infatti, l’opera dei cacciatori di frodo più volte ha causato danni alla fauna selvatica e non solo.

Arme predilette, quelle silenti, ovvero trappole di vario genere. Un laccio di acciaio, ad esempio, sistemato a cappio. Una estremità legata ad un paletto ed il cappio sistemato nel bel mezzo di un sentiero battuto da cinghiali, altri ungulati, ma anche volpi, gatti selvatici e non solo. I cinghiali presi in genere per il collo, e gli altri ungulati per una zampa. Quando l’animale prova a muoversi il laccio inizia a stringere. Sempre di più, finché gli strattoni sempre più violenti di un animale preso dal panico riescono spesso ad amputare l’arto.

Come costruirli è semplicissimo, visto che in alcune pubblicazioni di cacciatori, in onore alla cultura venatoria dei tempi che furono (specificando il divieto) vi sono descrizioni dettagliate su come costruire trappole, archetti ed altre diavolerie teoricamente vietate dalla legge.

A Sala questa volta, nella cultura del bracconiere, c’è rimasta una mucca. Erano arrivate segnalazioni di orrendi lamenti e quando la Forestale ha raggiunto il posto non c’era più niente da fare. L’animale era già morto con la zampa posteriore tesa sul cavo. Aveva tentato di scappare. La Forestale ha provveduto al sequestro di questa ed altre trappole rinvenute nel posto. Non è la prima volta che dei bovini rimangano uccisi in tal maniera. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).