GEAPRESS – Era probabilmente al servizio di una organizzazione ben più grande e ramificata. Ex guardia giurata con 22 anni di servizio, tutt’ora cacciatore con regolare permesso ed una carabina ad aria compresa con matricola abrasa e modificata che è stata posta sotto sequestro dai Carabinieri di Misterbianco. Il falconiere aveva messo in opera un laboratorio funzionale al riciclaggio di uccelli rapaci catturati illegalmente. Costruiva gli anelli inamovibili riportando gli estremi numerici dei documenti Cites che avrebbero dovuto comprovare la nascita in cattività degli animali. In realtà, però, i documenti provenivano dalla Germania ed erano riferiti a chissà quali animali, molto probabilmente morti da tempo.

Nel laboratorio di Misterbianco (CT) sono stati trovati, oltre agli anelli falsificati, 13 rapaci di cui 1 Falco lanario, 1 Falco sacro, 6 Falchi pellegrini, 2 Aquile minori, 1 Poiana coda bianca e 2 Falchi di Harris. La tipologia dei rapaci, come nel caso dei due Falchi di Harris, fa presupporre agli inquirenti che gli animali potessero essere utilizzati non solo per la caccia ma anche per gli spettacoli di falconeria, molto in uso nel nostro paese e spesso pagati dagli stessi enti pubblici in occasione di feste locali. Nel laboratorio (quasi alla luce del sole) anche attrezzi utili alla cattura. Binocolo, cannocchiale, torce e attrezzi vari probabilmente funzionali a raggiungere i nidi dei rapaci nelle pareti rocciose.

Ad intervenire il personale del Servizio Centrale CITES di Roma del Corpo Forestale dello Stato, unitamente a quello del Corpo Forestale della Regione Sicilia e della Tenenza dei Carabinieri di Misterbianco.

L’intervento si inquadra in una più ampia attività di indagine – ha dichiarato a Geapress il dott. Ciro Lungo Direttore del Servizio Cites Centrale di Roma – che già nel recente passato si è concretizzata con importanti sequestri operati in Sicilia. I nostri interventi – ha specificato il dott. Lungo – si svolgono altresì nell’ambito di precise direttive che provengono dagli uffici dell’Unione Europea. Pappagalli e uccelli rapaci in particolare. L’Italia è particolarmente esposta, soprattutto con il commercio illegale di rapaci, depredati dai nidi e riciclati tramite la falsificazione dei documenti e l’utilizzo di falsi anelli inamovibili”.

In Sicilia sono già avvenuti sequestri di numerosi rapaci, tra cui la rara Aquila del Bonelli. Una organizzazione ampia e ramificata, così come di fatto già descritta dagli inquirenti che hanno individuato efficienti canali di collegamento tra ladri di nidi che operano in alcune regioni del sud Italia, centri di riciclaggio in nord Italia spesso afferenti a noti centri zoologici e importanti collegamenti con il centro Europa. In particolare, anche in quest’ultimo caso, sembrerebbe assumere un ruolo di primo piano, proprio la Germania. Documenti, a volte proveniente da altri paesi europei, come Spagna e Olanda, ed immessi nella rete clandestina. Utili, sempre secondo gli inquirenti, potrebbero essere delle opportunità che si verrebbero a creare nei passaggi burocratici tra le autorità tedesche dei Servizi Cites dei singoli Länder e quelle centrali (vedi articolo GeaPress).

Il fenomeno è ormai conclamato – ha aggiunto il dott. Lungo – ed ha una rilevanza che andrebbe contrastata con strumenti investigativi più efficaci. Bisognerebbe poter contare – ha riferito il Direttore del Servizio Cites – su una norma di legge più adeguata a contrastare quella che si presuppone essere una vera e propria organizzazione criminale“.

Già in altre occasioni gli inquirenti hanno sottolineato come i reati di contravvenzione previsti dalla legge 150/92, sulle violazione della Convenzione di Washington, non rappresentano uno strumento adeguato ad affrontare un giro d’affari criminale che ormai compete, in termini di fatturato, con i traffici di droga e di armi. Occorrerebbero, cioè, reati delitti, con pene detentive sufficienti a fare scattare almeno l’arresto in flagranza di reato. Un supporto legislativo che contempli l’uso di strumenti investigativi particolari, quali le intercettazioni ambientali. Con i reati di contravvenzione, invece, non è possibile contestare neanche l’associazione a delinquere, ma il semplice concorso. Di fatto si continua ad affrontare una organizzazione transazionale che fattura cifre molto elevate con reati di contravvenzione. Ammenda o arresto (ben al di sotto della soglia di punibilità), ovvero previsti in forma alternativa. L’imputato, cioè, può oblare ed estinguere il reato pagando una cifra ridotta.

Un solo certificato Cites relativo ad un’ Aquila del Bonelli, viene venduto per 2000 euro. Poi c’è il prezzo del rapace che può raggiungere anche alcune decine di migliaia di euro. Animali che, se ben addestrati, possono essere venduti anche ai falconieri arabi.

Ricostruire a ritroso la storia documentale di uno di questi animali, è cosa quasi impossibile. Una volta che i documenti in possesso del falconiere di Misterbianco, fossero stati coincidenti con gli anelli costruiti ad arte, la detenzione sarebbe apparsa del tutto regolare. Secondo gli inquirenti, che sono arrivati all’ex guardia giurata tramite una soffiata che ha portato a felice conclusione lunghe e meticolose indagini, il laboratorio doveva essere in attività da tempo. Impossibile, allo stato, dire quanti animali sono stati in tal maniera riciclati nel mercato legale. Al falconiere/artigiano è stato contestato il reato di maltrattamento per le condizioni non idonee nelle quali erano tenuti gli animali e la detenzione della carabina modificata. Su disposizione della Procura della Repubblica di Catania, tutti i rapaci sono stati affidati al Corpo Forestale dello Stato per una sistemazione idonea in strutture specializzate. Stante quanto riferito in occasione di precedenti operazioni di polizia, in Sicilia non vi sarebbero più luoghi ove sistemare animali protetti dalla Convenzione di Washington, posti sotto sequestro. Probabile, pertanto, che tutti i 13 rapaci siano già stati trasferiti in altra sede dal Corpo Forestale dello Stato.

I sei Falchi pellegrini ed il lanario (un falco simile al pellegrino) potrebbero essere stati prelevati da nidi siciliani. Gli altri rapaci, invece, non fanno parte della fauna locale nidificante. Il Falco di Harris, poi, è di origine americana. Nel laboratorio di Misterbianco convergevano, pertanto, più canali di approvvigionamento. Non è da escludere che alcuni uccelli rapaci siano stati rubati a precedenti possessori.

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