GEAPRESS – Nel cuore della finanza milanese, in via Borgonuovo a due passi da via Montenapoleone. Uno spaccato insolito del mondo dell’uccellagione e del bracconaggio italiano che emerge ora a seguito dell’operazione resa nota pochi giorni addietro dalla Polizia Provinciale e congiunta al Corpo Forestale dello Stato. Un allevatore di specie protette catturate illegalmente nel cuore di uno dei quartieri più ricchi d’Italia.

Il tutto nasce grazie ad una segnalazione pervenuta alle Guardie della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia). Dino Mensi e Luigi Andrina si erano recati in via Borgonuovo a seguito di una segnalazione. Dalle grate di un seminterrato provenivano i canti di uccelli appartenenti a specie protette dalla legge. In particolare le due Guardie notavano i versi del Verdone, un piccolo fringillide.

Ad accorgersi però di quelle grate canterine, erano stati in molti. Alla vista dei volontari, infatti, più persone si sono avvicinate fornendo ulteriori particolari. Quella situazione si protraeva da almeno dieci anni. Nessuno però era mai intervenuto, neanche per verificare il rispetto dell’Ordinanza del Ministero della Salute emessa a suo tempo a causa dell’influenza aviaria. Come è noto, infatti, l’Ordinanza del Ministero venne emanata quando si scoprì che il temibile ceppo dell’H5N1 era veicolato dagli uccelli appartenenti a specie selvatiche. L’Italia non ha mai vietato per questo motivo forme di uccellagione legalizzata tramite dubbie disposizioni regionali più volte impugnate, come nel caso dei famigerati roccoli ed altri impianti di cattura sparsi tra Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana. L’allevatore illegale era addirittura in via Montenapoleone a Milano.

L’allevatore si è difeso sostenendo che gli uccelli di cattura li aveva ricevuti in parte dal cognato allevatore e in parte li aveva acquistati in vari mercatini. Sta di fatto che nella cantina illuminata solo da luce artificiale deteneva, all’interno di una voliera tra cavi elettrici ed umidità, 25 uccelli appartenenti alla fauna autoctona e due pappagalli inseparabili. Sei Verdoni, due Verzellini, quattro Cardellini, due Fringuelli, un Fanello. Tutti protetti dalla legge, molti dei quali senza anelli inamovibili, obbligatori secondo le nostre disposizioni in tema di difesa della fauna. Poi vi erano gli ibridi tra il Verdone e i canarini. Fatto questo che induce a pensare come la struttura potesse essere un luogo di supporto ad un allevatore riconosciuto (ovvero abilitati ad inserire l’anello) che ricorreva ad incroci con la fauna selvatica. In totale sono stati sequestrati undici uccellini privi di anellino di riconoscimento.

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