GEAPRESS – Già la norma che disciplina i requisiti psicofisici per il rilascio della licenza di porto di fucile uso caccia, non prevede granché in termini di cause ostative. Ma arrivare ad autorizzare l’uso dell’arma anche per il cacciatore che ha sniffato cocaina, sarebbe stato veramente troppo. Questo il commento della LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) di Milano alla Sentenza depositata pochi giorni addietro dal TAR meneghino il quale ha posto fine, salvo superiore ricorso, ad una vicenda che trae origine nel lontano 2003. Un fatto in fin dei conti banale. Chi trovato a sniffare, non può fare uso di armi.

A dire il vero la legge sulla caccia italiana prevede numerose agevolazioni per i cacciatori. Un bracconiere, se in possesso di regolare licenza (ovvero cacciatore) non può avere contestato il reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Questo neanche nelle ipotesi di aggravante così come del reato di ricettazione. E che dire della sospensione del porto di fucile uso caccia? Se un cacciatore abbatte una specie protetta non solo non può avere contestato il reato di furto, ma per avere (appena) sospeso il porto di fucile uso caccia, occorre che venga sorpreso ad uccidere ancora una volta una specie protetta. Come se ciò non bastasse, la sospensione può avvenire solo a condanna definitiva (compatibile, nel caso, con i tempi geologici della giustizia) o con decreto penale di condanna divenuto esecutivo. E stiamo parlando di una semplice sospensione, senza mettere becco sui reati previsti. Tutti contravvenzionali, basse ammende e previsioni di arresto di gran lunga inferiori alla soglia di punibilità. Niente carcere, cioè, sia in flagranza che a condanna avvenuta. Ma per gli stupefacenti, almeno quello, no.

Lui, il cacciatore milanese, non l’ha pensata alla stessa maniera. L’astinenza dall’uso di fucile, non deve averla superata bene. Quella cocaina l’ho assunta una sola volta, si è giustificato innanzi ai Giudici. Il Questore, però, ha applicato la legge la quale prevede, per il diniego al porto d’armi uso caccia, anche la semplice assunzione occasionale. Lui chiede il rinnovo della licenza, ed il Questore blocca.

Apriti cielo. Ne scaturisce un iter giudiziario che si è concluso solo ora. L’eccesso di potere paventato dall’istante, si è infranto innanzi al TAR. Grazie ad una sniffatina (una sola, sosteneva in sua difesa il ricorrente cacciatore) alcuni animali potranno così tirare un sano lungo respiro di sollievo. Una boccata d’aria, nulla più, considerati i favoritismi venatori, ma almeno il cacciatore impaziente di riabbracciare l’arma, può mettersi il cuore in pace.

La norma, ricorda la LAC, oltre all’uso delle sostanze stupefacenti (assunte anche in forma occasionale) prevede il diniego dell’idoneità anche nel caso di abuso di alcol e/o psicofarmaci. Insomma, è un bene per la salute del cacciatore (come di altri) essere sobri e senza sostentamenti poco desiderabili. Peccato, però, che gli animali non hanno diritto di scelta sull’assunzione del piombo sparato. 

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