GEAPRESS – Tra San Bovio e Peschiera Borromeo, ovvero luoghi che sanno ancora di campagna, sebbene la città di Milano sia ormai molto vicina. Fossi colmi d’acqua, campi ancora vasti e le antiche cascine. Un luogo ideale per le passeggiate che però, sabato scorso, si sono trasformate in un incubo con centinaia di piccioni presi a fucilate.

Attirati da una sorta di macchina che agitava due stampi a forma di piccione e centrati dai fucili tenuti da alcuni omini in tuta mimetica. Un abbigliamento anche un po’ ridicolo, visto che non c’era poi molto bisogno di nascondersi. Gli “incaricati della Provincia di Milano” (così si sono presentati agli scioccati cittadini) uccidevano i piccioni. La mattina presso la Cascina Deserta, nel pomeriggio nella stradella di Cascina Pestazza.

E’ stata una scena incredibile – dice a GeaPress Paolo Penna, autore assieme a Salvatore Cavallaro delle foto che vi mostriamo – Non vi era alcuna transenna, nessun segnale di quanto stava avvenendo alla Cascina Pestazza. E difficile non entrare nel merito – aggiunge Paolo Penna – ma almeno fare in modo di segnalare il pericolo“.

I presunti “incaricanti della Provincia di Milano“, stante quanto riferito dai cittadini che si sono poi messi in contatto con la nostra Redazione, di tanto in tanto guardavano verso la stradella e riprendevano a sparare.

Potevano esserci bambini – aggiunge Paolo Penna – un pericolo ma anche uno strazio, da vero e proprio trauma. Avrebbero potuto vedere – spiega il sig. Paolo – la scena tristissima alla quale ho assistito, ovvero un piccione morto con la testa giù nell’acqua ed un’altro che girava attorno senza volersi allontanare da lui. E’ stato un incubo, non finivano di sparare, la campagna era disseminata di piccioni morti ed altri feriti, una cosa indegna, da farci vergognare tutti se è vero che tutto ciò è stato voluto dalla Provincia di Milano“.

Appena notato il gruppetto di cittadini, i due, forse tre, personaggi in mimetica, hanno spiegato cosa stavano facendo. Spiega il sig. Paolo: “hanno detto che erano della Provincia, dicevano che i piccioni portavano le malattie. A noi sembrava una cosa primitiva, veramente indegna. Non riesco a capire come si possa solo pensare di mettere in atto una cosa di questo genere“.

Quanto avvenuto sabato scorso ha trovato un’eco presso lo stesso Consiglio Provinciale di Milano, dove il Consigliere dell’IdV Luca Gandolfi, ha presentato un’interrogazione urgente indirizzata la Presidente della Provincia, all’Assessore al ramo e al Presidente del Consiglio provinciale.

La strage alla quale fa riferimento il Consigliere Gandolfi, è avvenuta nei pressi della Cascina Deserta, circa 200 metri ad ovest della Cascina Pestazza. In mezzo le palazzine di via Abruzzi, i cui abitanti, allarmati, hanno iniziato a rivolgersi a chi credevano potesse loro dare una risposta. Secondo l’interrogazione di Gandolfi, si sono sentiti rispondere dalla Polizia Locale che trattavasi di addetti della Polizia Provinciale.

Una tranquilla giornata di sabato. Quanto basta per riposarsi dopo una settimana di lavoro tra omini in mimetica, fucili e piccioni che cadevano impallinati.

Il Consigliere Gandolfi, nelle premesse dell’interrogazione, conferma come i personaggi in mimetica possono essere stati incaricati della Provincia di Milano e cita a tale proposito i cittadini che anche a lui si sono rivolti sconcertati ed indignati per quanto stava avvenendo.

Adesso la Provincia di Milano dovrà riferire quanti piccioni sono stati abbattuti e perché non si è ricorso a metodi alternativi. Dove sono poi finite le centinaia di “carcasse”. Per legge sono rifiuti speciali e il loro trattamento costa parecchio.

In effetti la legge affida alle Province alcuni aspetti relativa alla gestione della fauna selvatica. Aspetto, questo, più volte polemicamente richiamato dall’ENPA di Milano che ha sottolineato come i propri volontari debbano sobbarcarsi quasi sempre non solo il recupero ma anche i costi di degenza degli animali. I compiti di contenere le specie definite “invasive”, sono in genere affidati alle Polizie Provinciali le quali spesso si dotano di squadre faunistiche che possono avvalersi anche dei proprietari e conduttori dei fondi sui quali si attua il controllo, ma anche di altri soggetti muniti di licenza per l’esercizio venatorio. In alcuni casi viene appositamente specificato che non si tratta di attività di caccia, ma di interventi di pubblica utilità. Sebbene non si tratta di attività di caccia gli animali possono però fare la stessa fine.

Un esempio per tutti è a Varese, dove, nel 2010, la Polizia Provinciale ha dichiarato come il 98% delle uccisioni riguardava piccioni e cornacchie. In tutto 10871 animali stecchiti. Non trattasi di attività di caccia, ma la stessa Polizia Provinciale comunica che le persone autorizzate possono comunicare anche solo via fax l’abbattimento e portare (nel caso dei cinghiali) le carcasse al macello di Luino. Eseguito il controllo veterinario, il cinghiale viene consegnato al caposquadra. Secondo voi, come verrà smaltito?

Questa è la tracciatura prevista, in un macello che ha pure distribuito ai supermercati, stante una recente indagine della Procura della Repubblica di Varese, cavalli che non potevano essere toccati. Non lo sapevano, avrebbero dichiarato chi al controllo veterinario, ma provenivano dal mondo delle corse. I documenti venivano manomessi e in particolare, ad essere asportato, sarebbe stato il foglietto che ne dimostrava la provenienza. (vedi articolo GeaPress).

Insomma, storie di fucili, permessi di caccia, piombo, sangue, macelli e smaltimento di carcasse. Meno male, a questo punto, che sabato pomeriggio la strage dei piccioni di Milano sia stata documentata. Chissà cosa ne penserà la già alta percentuale di italiani (ben il 76,4%) che nell’ultimo Rapporto Italia 2012 dell’Eurispes si sono dichiarati contrari all’attività venatoria (vedi articolo GeaPress).

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