FROSONI
GEAPRESS – Brillante operazione  della Guardia di Finanza, Compagnia di Messina, che nel pomeriggio del 20 ottobre, nel corso dei controlli condotti nel porto, ha bloccato un traffico di volatili tra la sponda calabrese e quella siciliana dello Stretto.

L’attenzione dei militari è stata attratta dal nervosismo che sarebbe stato palesato dal conducente di una piccola utilitaria. Stante quanto riferito dai finanzieri avrebbe tentato di occultare qualcosa all’interno della vettura. Nascosti nel portabagagli, infatti, vi erano circa 600 volatili di specie protetta quali frosoni, cardellini, verzellini e verdoni costretti all’interno di cassette di plastica, scatole di cartone e di legno.

Purtroppo alcuni animali, tra cui i frosoni singolarmente nascosti in piccole scatole in legno, erano morti.  Gli uccelli sono stati sequestrati e quelli ancora in vita sono stati affidati in custodia al personale Veterinario del Centro Recupero fauna selvatica dell’Azienda Regionale Foreste Demaniali, gestito per gli aspetti tecnico scientifici dall’Associazione Mediterranea per la Natura (MAN). Gli stessi esperti hanno provveduto nelle ore successive alla liberazione degli animali dopo che era stato accertato lo stato di salute e l’idoneità al volo.

Il clamoroso sequestro ha fatto venire a galla, nelle dichiarazioni di esponenti animalisti, l’ipotesi che gli animali fossero diretti a Malta. In altre occasioni alcuni bracconieri calabresi erano stati denunciati. Nell’arcipelago maltese dovrebbe a breve aprirsi la cattura illegale di questi animali, contestata dall’Unione Europea ed oggetto di una recente lettere di diffida.

Sul sequestro si registrano intanto i comunicati delle associazioni protezioniste.

Aprire quei contenitori e trovare quegli splendidi frosoni morti, costretti in spazi minuscoli, è stato tremendo – ha dichiarato la dott.ssa Anna Giordano, volontaria del Centro Recupero Fauna Selvatica – Altri, rinvenuti vivi, presentano lesioni gravissime, speriamo di recuperarli ma sarà difficile“.

Di vivo plauso ed apprezzamento per la brillante operazione delle “Fiamme Gialle” di Messina, ha riferito Ennio Bonfanti, responsabile delle Guardie WWf della Sicilia.  “Ancora una volta – ha dichiarato Bonfanti – viene confermato quanto denunciamo da anni: il bracconaggio ed il traffico illegale di specie (spesso fenomeni connessi) per molti soggetti rappresentano un lucroso business in danno dello Stato ma dallo sesso Stato sottovalutato e spesso ignorato. Siamo di fronte ad una evidente e grave espansione di queste attività illecite che, a causa dell’attuale crisi economica, si sono già rivelate come una nuova minaccia dal punto di vista economico, ambientale, sociale e di tutela della salute pubblica e delle specie animali autoctone”.

Sulla supposta destinazione verso Malta, punta il dito Andrea Rutigliano, responsabile italiano del CABS, lo speciale Nucleo di volontari esperti di anti bracconaggio. “Ringraziamo la Guardia di Finanza per questa brillante operazione che ha consentito di individuare un crimine ambientale perpetrato sulle sponde calabresi dello Stretto di Messina – ha affermato Rutigliano – Gli uccelli erano verosimilmente diretti a Malta per essere utilizzati come richiami vivi, visto che il Governo Maltese ha autorizzato in questi giorni la caccia proprio a queste specie. L’illegittima decisione maltese quindi non produce danni solo sull’isola, ma alimenta anche il bracconaggio ed il contrabbando in italia”.

In Sicilia, l’uso di alcune specie di fringillidi, come nel caso dei Frosoni, è quasi del tutto sconosciuto. Un fatto che potrebbe avvalorare la possibile esportazione su Malta, anche alla luce dell’elevato prezzo di vendita di un singolo animale.

Secondo Ennio Bonfanti, “occorre, a livello nazionale e locale, un’azione coordinata per combattere bracconaggio e traffico di animali con maggiore efficacia e, prima ancora, una revisione delle normative statali e regionali sulla tutela della fauna, che sono così blande da non avere alcun effetto deterrente per i criminali che lucrano sul commercio degli animali selvatici. Un’azione sulla quale il WWF è impegnato nella campagna “crimini contro la Natura”. Si  chiede, tra l’altro, che Parlamento e Governo approvino una riforma del codice penale con l’introduzione dei reati ambientali e, tra questi, il “Delitto di uccisione di specie selvatica protetta” e l’inasprimento delle pene attuali per i reati contro la natura“.

Intanto i volatili dichiarati idonei hanno ripreso il volo. “E’ stato splendido – spiega la dott.ssa Giordano – aprire le gabbie e le voliere e vederli andare via, cantando, tutti, verdoni, verzellini, cardellini, frosoni, finalmente liberi, centinaia, un volo libero che criminali avevano decretato finito per sempre. Un grazie infinito alla Guardia di Finanza, Nucleo Mobile del comando di Messina, che ha permesso di restituire la libertà a questi meravigliosi abitanti del cielo incriminando questi soggetti ai quali, si spera, la Giustizia dia giusta condanna per tanta crudeltà e dispregio di norme vigenti da decenni“.

Le ipotesi di reato a carico del denunciato,  attualmente al vaglio della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, sono la detenzione di specie protette, di trappole per la fauna selvatica e di altre attrezzature per la cattura di uccelli (Legge 150/1992, relativa all’applicazione in Italia della Convenzione di Washington e dalla Legge 157/1992, che disciplina le regole per la protezione della fauna selvatica) oltre alla detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, sanzionata dall’art. 727 del codice penale (inidonea detenzione).

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