GEAPRESS – San Licandro, uno dei quartieri di Messina dove la città si attorciglia nelle alture collinari. Strisce di case che si inerpicano fino all’inverosimile in strette ripide vallate dove di tutto si dovrebbe fare, eccetto che costruire una città. In questo luogo, stamani, i Forestali del Corpo Forestale della Regione Siciliana hanno fermato un uccellatore attrezzato di tutto punto per la sua opera di distruzione della fauna selvatica.

Cinque gabbie di diversa misura, contenenti sette fringillidi, forse alcuni da utilizzare come zimbelli. Poi due reti con relative lenze (servono a fare scattare la rete), diciannove picchetti in ferro, 4 bastoni in legno ed un rastrellino.

Poco a più a sud della città, lo scorso febbraio, sempre la Forestale siciliana, bloccava un altro uccellatore (vedi articolo GeaPress) sorpreso anche lui con l’armamentario necessario per la cattura ed in possesso dei fringillidi già ingabbiati. Appena pochi giorni addietro l’Arma dei Carabinieri ha fermato, nella centrale Piazza del Popolo, sempre a Messina, un altro uccellatore provvedendo al sequestro di dodici cardellini.

Un fenomeno preoccupante, dunque, che rispecchia comunque un andamento costante sia di altre provincie siciliane che di altre regioni italiane. I cardellini, oltre che come animale da gabbia, serve soprattutto per la riproduzione in cattività specie con i domestici canarini, al fine di ottenere incroci con varianti di canto molto apprezzate nel mondo degli allevatori. Un fenomeno agevolato senz’altro dall’esiguità della pena che poco o nulla scoraggia chi, con tale commercio, riesce a vendere un singolo incrocio fino a 250 euro.

Intanto gli ultimi cardellini sequestrati a Messina, sono stati affidati alle cure del Centro Recupero Animali Selvatici di Colle S. Rizzo, il quale dovrà decidere per l’eventuale reimmissione in libertà. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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