GEAPRESS – Rischia di aprire un vero e proprio vaso di pandora l’operazione del Corpo Forestale dello Stato ancora in corso, che ha portato al sequestro di decine di uccelli rapaci in tutt’ Italia. Quasi certamente i 47 rapaci annunciati per la stampa sono solo una piccola parte degli animali coinvolti nel mondo della falconeria legata soprattutto agli spettacoli in occasione di fiere, sagre e ricorrenze folcloristiche dal sapore medioevale.

Sembrerebbero essere coinvolti finanche grossi centri abilitati alla detenzione di rapaci, in Friuli Venezia Giulia, ma anche emiliani e lombardi. Il loro compito sarebbe stato quello di riciclare rapaci di provenienza illecita nel mercato legale, utilizzando documentazione Cites alterata o di copertura.

Le provincie italiane più bersagliate dai bracconieri risultano quelle di Agrigento e Caltanissetta. Nelle provincia di Catania e Caltanissetta risulterebbero esservi due centri di smistamento. Preoccupante il possibile appoggio di cui avrebbero goduto sia i centri di riciclaggio che i falconieri all’opera sui nidi. Centinaia di nidi di falco lanario, pellegrino ma anche rarissime aquile del Bonelli ed addirittura l’avvoltoio capovaccaio, in Italia sull’orlo d’estinzione. Un’ aquila del Bonelli poteva essere venduta fino a 15.000 euro. Ancora di più il rarissimo Gipeto, comunque non presente in Sicilia. Acquirenti e trafficanti coinvolgerebbero, infatti, più paesi dell’ Unione Europea ma anche arabi, dove l’uso della falconeria per fini venatori è molto comune.

L’operazione del Corpo Forestale sembra avere avuto due principali input. Il primo relativo ad un grosso sequestro operato nelle Marche nell’ottobre dello scorso anno. Furono coinvolti anche elementi pugliesi, siciliani e campani. Già in quella operazione apparvero chiari i coinvolgimenti di paesi sia della UE che extracomunitari. Da quelle indagini partirono i primi collegamenti con i centri abilitati, ed in particolare quello lombardo. La verifica degli alti tassi di depredazione dei nidi soprattutto siciliani, e delle provincie di Caltanissetta ed Agrigento in particolare, ha fornito al Corpo Forestale dello Stato elementi indispensabili per completare un quadro d’insieme enorme oltre che devastante per l’equilibrio naturale.

Purtroppo l’esplosione della falconeria è stata causata in Italia dalla nefasta modifica della legge sulla caccia, che nel 1992 autorizzò l’uso legale dei falchi per scopi venatori. All’esigenza di integrare continuamente le pochi nascite in cattività con “linee di sangue fresco”, secondo terminologia in uso nel mondo degli allevatori di falchi, si è aggiunta la necessità di rifornire i mille operatori dello spettacolo di strada che utilizzano falchi ma anche altri rapaci (come aquile ed avvoltoi) per rivisitazioni medioevali quasi sempre pagate dalle amministrazioni locali per fini folcloristici.

Soprattutto in alcune provincie siciliane le popolazioni di alcuni rapaci hanno subito un vero e proprio crollo.

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