GEAPRESS – Matera, candidata europea della cultura per l’anno 2019, festeggia il Natale con animali in piazza, bloccati in un trespolo o addirittura incappucciati. Si agitano, dice un falconiere, e allora si mette il cappuccio. Ma perché si agita, chiediamo al falconiere. Le luci, i rumori, poi però si insospettisce e assicura che sono nati tutti in cattività, che sono tranquilli, vivono con loro, lavorano con loro. I soliti discorsi, insomma.
 
Il cappuccio di cuoio a coprire gli occhi, è un uso storico della falconeria. La migliore dimostrazione di come un animale deve subire una privazione per vivere a contatto con l’uomo. Poi vengono lanciati, su un uccello in volo, come durante la caccia, oppure semplicemente a fare un giro. Verranno richiamati e in premio avranno un pezzettino di carne. Rinforzo positivo, si chiama in addestramento.

Nello spettacolo, li chiamano Ciro o Gennarino, e con un megafono, richiamando l’attenzione dei bambini, si fa finta che riconoscano il loro nome. Hanno fame e devono mangiare. Un falco satollo, semplicemente non vola per ricevere in cambio qualcosa che non vuole. Vale lo stesso per i delfini nelle vasche dei delfinari, come per una tigre in addestramento. Oppure per lo zuccherino ad un elefante che ha appena finito di “suonare” il trombone in un circo. Fanno sempre le stesse cose.

Per i falchi, tutto ciò è possibile perché la legge sulla caccia del 1992 (la stessa che consente ad un cacciatore di uccidere in due diversi episodi una specie protetta, per avere infine solo momentaneamente sospeso il porto d’armi), ha autorizzato l’uso dei falchi nella caccia. Da allora è stata un’esplosione, non tanto di cacciatori con i falchi, ma piuttosto di falconieri che pagati dalle pubbliche amministrazioni, si mostrano in piazza vestiti da damigelle e cavalieri. Ditte che forniscono di tutto. Fari, scenografie, cavalli di improbabili guerrieri medioevali e falchi. Poi, un cliente che paga. In genere Comuni, ma anche Province, Pro Loco, Comunità montane, finanche Comitati rionali di feste parrocchiali. Tra citazioni di Federico II, e mandati di pagamento, ecco come si presenta il medioevo in Italia. Con i falchi sui trespoli ed altri incappucciati. A Matera c’era la Civetta delle Nevi, la Poiana ferruginosa, ma anche il Corvo imperiale.

Tutto a posto, per carità. Regolare documentazione, agli atti dello stesso Comando locale del Corpo Forestale. Sta di fatto, però, che dal 1992, la depredazione dei rapaci dal nido in natura ha avuto un vero e proprio boom. Ha dirlo non sono i soliti animalisti che gli animali li vorrebbero tali, e non pupazzi al servizio dell’uomo. Basta leggere gli stessi comunicati del Corpo Forestale. I sequestri operati, le denunce e il principale movente di questo traffico: gli spettacoli medioevali (in genere pagati dalle pubbliche amministrazioni).

Matera, candidata città della cultura, ha festeggiato la natività con i falchi in cattività. A Matera il tutto avviene per un motivo culturale, ovvero la rievocazione di Alano da Matera (che però era un astronomo e filosofo, e non un falconiere). Ed allora si prendono i falchi. A quando un Campo dei Fiori romano con un attore che si brucia rievocando Giordano Bruno? A quei tempi, anche questi erano spettacoli.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI FOTOGALLERY:

 

VEDI VIDEO: