GEAPRESS – Quattro grossi cinghiali morti. Già da qualche giorno e probabilmente sistemati velocemente di lato, in attesa di essere recuperati in un momento più tranquillo. Nell’Oasi di San Giuliano (MT), però, da qualche giorno insistono i controlli antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia Provinciale. I bracconieri, quei poveri cinghiali, stavano iniziando ad imbustarli. Poi, la probabile vista dei Forestali, li ha fatto desistere. Un mattanza già compiuta e destinata a finire, se le Guardie non avessero scoperto i quattro corpi, in insaccati e ragù di carne sulla cui salubrità nessuno potrà mai garantire. Una mattanza che per le provincie di Matera e Potenza è ormai un’abitudine diventata quasi legale. Di questo ne è convinto Pio Acito, responsabile di Legambiente e autore di numerose pubblicazioni sulla natura della Gravina e di altri luoghi di importanza naturalistica della Basilicata.

Il bracconaggio – ha dichiarato Pio Acito a GeaPress – è ormai un normale costume, accettato e condiviso. Non bisognerebbe più chiamarlo tale, visto che il termine alluderebbe ancora a qualcosa di teoricamente illegale”  aggiunge provocatoriamente il responsabile di Legambiente.

Secondo Pio Acito, il bracconiere di cinghiale in particolare sa benissimo dove poter cacciare e dove non andare a pestare i piedi ai suoi colleghi. La ripartizione del territorio ricalca un’abitudine in uso nelle squadre di cinghialai riconosciute.

Basta frequentare i capannelli che si formano in piazza, per sentire quanto fin troppo impunemente riferito. Talune presenze, poi, parrebbero proprio servire a garantire una maggiore impunità. Sarebbe interessante – aggiunge Acito – pubblicare i nomi delle squadre sulle quali non nutro alcun dubbio che siano tutte perfettamente autorizzate“.

A Bernalda, lo stesso luogo dove pochi giorni addietro sono finiti a colpi di fucile alcuni cani (vedi articolo GeaPress), ci sono tre squadre di cinghialisti. Ognuna sa dove e quando cacciare. Possibile che gli stessi luoghi siano avviliti da furbissimi quanto invisibili bracconieri di cinghiali? In pratica, per una squadra ufficiale ve ne è una ufficiosa, sebbene con minor numero di persone, che agisce tutto l’anno ed in genere nottetempo.

E’ questa – secondo Acito – la legge imperante, almeno su questi argomenti. E’ la gestione del cinghiale voluta da chi lo caccia. Serve a mantenerlo, non a diminuirlo di numero, e questi sistemi sono funzionali ai venditori di insaccati e piatti tipici locali a base di cinghiale proveniente da chissà dove.”

Acito punta il dito anche su un certo allarmismo fomentato da amministratori locali e, in alcuni casi, da chi ha ruoli di responsabilità negli Enti Parco.

Non mancano, poi, i casi che definirei deliranti – aggiunge il responsabile di Legambiente – come gli impavidi branchi di lupi che ripetutamente attaccano gruppi di bufale. Ci rendiamo conto di cosa stiamo dicendo? Avete mai visto un gruppo di bufale? Sappiamo poi qual è la consistenza dei quattro lupacchiotti, in genere giovani, che hanno iniziato a frequentare il materano?”.

Ben vengano – conclude Acito – le operazioni come quelle messe in atto a San Giuliano dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Polizia Provinciale. Chissà quella carne, poi, su quali piatti sarebbe finita. Dubito che il bracconiere avrebbe sofferto di mal di pancia, avendo lasciato quei cinghiali per giorni sotto il sole. Lui se ne guarda bene dal mangiarli, essendo l’unico a conoscerne lo stato di conservazione“.

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