GEAPRESS – La legge regionale sulla caccia della Regione Marche va alla Corte Costituzionale. Lo ha deciso il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dei Rapporti con le Regioni sentiti i competenti Ministeri.

La legge sulla caccia delle Marche era, in effetti, un calendario venatorio ovvero quello che dovrebbe essere, normalmente, un atto amministrativo emanato in funzione di una legge. Le Regioni con batticuore venatorio agiscono così diversamente, eludendo il diritto dei cittadini di ricorrere al TAR. Per bloccare la legge si può segnalare il tutto al Governo centrale il quale, evidenziati vizi di legittimità, invia alla Corte Costituzionale. E’ quello che è successo, ora, nella Marche anche se i tempo di pronuncia della Corte sono decisamente più lunghi del TAR.

Tra i principali motivi di rinvio alla Corte Costituzionale vi è l’abnormità di avere programmato l’attività venatoria addirittura per tre anni. Uno sfregio alla natura, considerato che la caccia deve essere programmata di anno in anno, in funzione delle variazioni della fauna selvatica. Di sicuro non ogni tre anni come se dovesse trattarsi di una programmazione di natura economica. Evidentemente, questa volta, l’ecologia ha prevalso sull’anti economia, quella del possibile depauperamento di un patrimonio faunistico che la legge 157/92 concede ai cacciatori solo in deroga al superiore principio di protezione.

Soddisfazione tra le Assocaioni che avevano presentato l’esposto al Governo centrale. La LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia) ha a tal proposito ricordato l’impegno dei politici filo venatori capeggiati dai (cacciatori) Ricci (PD) e Bugaro (PDL).

Per Danilo Baldini, Responsabile LAC per le Marche, quanto ora avvenuto è “il logico epilogo di un atto di pura arroganza e di ignoranza legislativa da parte di una classe politica regionale ormai concentrata solo nella protezione lobbistica dei privilegi acquisiti da una ristretta èlite di cittadini, ovvero i cacciatori”.
 
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