cinghialetti
GEAPRESS – Con un comunicato diffuso ieri la Regione Marche, in merito ai resti di probabile macellazione clandestina di cinghiale ed all’ipotesi sulla presenza della tubercolosi bovina, ha fatto specifico riferimento al pericolo rappresentato dai bracconieri. Secondo la Regione, infatti, “il vero punto di debolezza del sistema è stato individuato nel bracconaggio: infatti, sono i bracconieri a fornire carne non controllata ai consumatori e ai ristoratori (che rischiano di essere altre vittime di questa situazione) con il rischio di infettare gli utenti“.

Tutto a posto, invece, per la carne di caccia di selezione dal momento in cui, dice sempre la Regione Marche “le squadre sono munite di un veterinario che certifica le carni“. Questo, vocifera qualcuno tra le file ambientaliste, qualora non sia il selecontrollare a finire nei guai, come successo un po’ in giro per l’Italia.

Come è noto, lo scorso 27 agosto il personale del Comando Stazione forestale di Matelica (MC), grazie alla segnalazione di un cittadino del luogo, ha rinvenuto nel Comune di Cerreto d’Esi (AN), sulle sponde e nell’alveo del Fiume Esino, in località “Pian di Morro II”, due sacchi di plastica contenenti frattaglie, pelli e ossa presumibilmente appartenenti a cinghiali.

I Forestali, hanno così provveduto ad informare del ritrovamento dei resti le autorità veterinarie locali e la Provincia affinché si provvedesse al successivo smaltimento, mentre per il reato di abbandono di rifiuti hanno proceduto alla successiva segnalazione all’Autorità giudiziaria competente.

La Forestale ha però ipotizzato che l’attività illecita può essere scaturita dalla condotta di cacciatori o bracconieri. Una volta scuoiati gli animali, si sono disfatti, abbandonandoli in modo illecito, delle parti non commestibili. A tale proposito la Forestale, aveva informato sui controlli nella ristorazione, proprio in merito alla carne di cinghiale priva di tracciabilità.

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