GEAPRESS – Il povero Tito, bel cagnolone di circa tre anni, quando è tornato a casa, quasi rotolava. Il tremendo laccio-cappio del bracconiere, costruito con un semplice filo per  freni di bicicletta, gli aveva tranciato le dita della zampa posteriore sinistra e quasi amputato l’anteriore destra. Si presentava, quest’ultima, quasi girata su se stessa.

Questo pomeriggio i volontari dell’associazione Anima Randagia lo hanno portato dal Veterinario per l’intervento chirurgico. Per la zampa più gravemente ferita, non c’è stato niente da fare. Il Veterinario è dovuto ricorrere all’amputazione.

Cosa realmente sia successo è difficile a dirsi. Secondo Francesca Console, presidente dell’associazione Anima Randagia,  il fenomeno dei “lacci” piazzati dai bracconieri nei camminamenti della fauna selvatica è molto diffuso. Potrebbe anche essere stato un agricoltore che ha così inteso tenere lontane le volpi.

Tito è arrivato con i due arti ancora impigliati nel laccio metallico e chissà quanto tempo ha impiegato per raggiungere il rifugio di Marcellinara da dove si era allontanato. All’inizio i volontari non riuscivano a capire cose effettivamente fosse successo. Sangue e lembi di carne. Poi la tremenda realtà ed i resti del laccio metallico.

Tali mezzi di caccia, vietati dalla legge, sono di semplice fattura. I danni che arrecano alla fauna ed agli animali domestici, sono gravissimi. A Marcellinara, così come in molte altre parti d’Italia, è capitato di trovare pezzi di arti oppure, ricorda Francesca Console, un intero cinghiale ormai putrefatto. Una morte lenta ed atroce. Più l’animale tenta di allontanarsi, più il cappio stringe sulla ferita. Amputazioni, ma anche animali soffocati nel caso il laccio-cappio stringe sul collo.  Poi, ci sono quelli che vanno incontro alla rottura del diaframma. Succede quando vengono presi per l’addome.

Il povero Tito, forse nel tentativo di liberare la morsa dalla zampa anteriore, ha finito per impigliarsi anche con le dita di quella posteriore. Ad amputare queste ultime ha pensato il laccio. Per la zampa, la pietà dei volontari che sono subito corsi dal Veterinario. Tito è ora sotto terapia antibiotica. E’ un cane giovane e forte, ma su di lui, per sempre,  rimarranno le tracce indelebili dell’incontro a distanza con il bracconiere.

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