GEAPRESS – Volpi e tassi strangolati dai lacci-cappio in metallo, resti di carcasse, zampe di volpe ancora appese ai cappi, corpi di animali ormai non più classificabili lasciati a decomporre. Uno scenario degli orrori quello che si sono trovati di fronte i Forestali dei Comandi Stazione Novafeltria, Pennabilli e Sant’Agata Feltria. Il tutto accade in località Maioletto, nel Comune di Maiolo (RN).

La prima scoperta è del 4 gennaio scorso. In un’area boscata ricadente all’interno della zona di riproduzione e sviluppo della fauna compresa nei confini dell’Azienda Faunistico-Venatoria denominata “La Rocca”, i Forestali rinvengono una volpe bloccata al collo da un laccio cappio. L’animale è morto per soffocamento, la morte è recente. Poi un’altra volpe imprigionata ad un laccio al livello dell’addome. Morta per disidratazione. I Forestali sottolineano come intorno al corpo il terreno fosse scavato in forma circolare (vedi in gallery), cosa che evidenzia i tentativi disperati dell’animale di divincolarsi dalla trappola. Anche in questo caso la morte era recente.

La perlustrazione rivela altri 4 lacci-cappio, di cui due arrugginiti e che attestano un’attività pregressa, poi un laccio-cappio nel quale erano ancora presenti ossa verosimilmente appartenenti ad una volpe e intorno i resti ormai decomposti dell’animale.

Ad una decina di metri di distanza un’altra volpe, questa volta ancora in vita ma stremata. Il cappio l’aveva presa ad una zampa, lacerata e sanguinante. I Forestali riescono a immobilizzare il povero animale e a liberarlo dal tremendo cappio metallico. L’animale, una volta libero, si è immediatamente allontanato.

L’attività di indagine e le perlustrazioni continuano incessanti nei giorni successivi quando in un’area boscata nei pressi del cimitero in disuso di Maioletto, a poche centinaia di metri dai precedenti ritrovamenti, viene rinvenuto un Tasso preso al collo da un laccio cappio e morto soffocato. Poi, un altro Tasso imprigionato invece al torace. Il laccio gli aveva provocato una profonda lacerazione. Stremato e pressoché incosciente, ma ancora vivo. Anche in questo caso i segni sul terreno evidenziavano gli spasmodici tentativi dell’animale di liberarsi. Il Tasso è stato, quindi, affidato alle cure del Centro di Recupero Animali Selvatici della Provincia di Rimini.

I Forestali scoprono anche numerosi resti di carcasse animali decomposte e difficilmente classificabili deposti sul terreno ad una decina di metri di distanza dai lacci. E’ verosimile, sottolinea la Forestale, che fungessero da esca alimentare per i carnivori selvatici (Volpi, Tassi, ecc) ma anche per quelli domestici vaganti, quali cani e gatti. E poi ancora lacci e pannocchie, anch’esse esca per gli animali.

Viene quindi disposta dalla Procura della Repubblica di Rimini, la perquisizione domiciliare  a carico del gestore dell’Azienda faunistica-venatoria. Poi nei locali della stessa azienda.

Le perquisizioni hanno portato al sequestro di 70 lacci, 13 tagliole in metallo di varie dimensioni, 3 tagliole in rete (per la cattura di uccelli), 1 gabbia-trappola in metallo a forma di parallelepipedo (per la cattura di volpi, tassi, istrici), una tagliola in metallo e rete (per la cattura di uccelli), una trappola in metallo a forma di semi-ellisse, una borsa contente pannocchie e altro materiale utile al confezionamento dei lacci-cappio.

Rinvenuti anche 3 Merli e 4 Tordi bottaccio, vivi ma detenuti illegalmente in quanto privi dell’obbligatorio anello identificativo inamovibile. Uno Scoiattolo comune abbattuto. Un Gruccione ed un’Upupa impagliati ed una coda di Volpe.
E poi ancora 2.274 cartucce di vario calibro, di cui 95 a palla unica ed una canna da fucile irregolarmente detenute e anch’esse poste sotto sequestro.

Secondo la Forestale l’obiettivo era quello di “ridurre drasticamente” i competitori naturali dei cacciatori/clienti, ovvero Volpi e tassi, garantendo così una maggiore presenza di selvaggina “pronta-caccia”. I lacci, sottolinea la Forestale, erano predisposti “a perdere”, ovvero con l’unico esclusivo fine di eliminare la fauna selvatica cosiddetta “nociva” alle specie “cacciabili” e non già per impossessarsi della carne, della pelliccia ovvero del trofeo degli animali catturati.

Il titolare dell’Azienda faunistica Venatoria è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Rimini per le ipotesi di reato di esercizio della caccia con mezzi non consentiti, abbattimento, cattura o detenzione di fauna selvatica nei cui confronti la caccia non è consentita, uccisione di animali, maltrattamento di animali. A questi si aggiungono i reati relativi al ritrovamento di armi e munizioni non autorizzate.

La Forestale ricorda come già in passato la stessa area era stata segnalata per il ritrovamento di lacci, animali morti e bocconi avvelenati.

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