GEAPRESS – Se il fatto fosse successo in Italia, forse avremmo potuto conoscere solo le iniziali del ladro. Di sicuro, lui, il ladro, non sarebbe mai andato in carcere. I fatti sono,  invece, occorsi a Londra ed il ladro, è un ladro di uova. Non uova qualunque, magari di comune ovaiola rubate al mercato per una galeotta frittata. Bensì uccelli molto rari e in via d’estinzione. Finanche di Aquila reale e Falco pescatore. In tutto quasi  700 uova, trovati nella casa di Matthew Gonshaw, 49 anni, di Bow, a est di Londra. E’ finito in carcere ed è la quarta volta che viene pizzicato per lo stesso reato.

Una tradizione, quella che alimentata dal ladro di uova, che ha proprio in Gran Bretagna una lunga storia. Iniziata nei secoli passati e forse supportata da fini scientifici, quando, cioè, collezionare e studiare erano verbi con (quasi) analogo significato. Ma oggi non vi è più alcun collegamento, e l’unica giustificazione è il desiderio di un guadagno basato su una vera e propria abitudine maniacale.

Ne è convinto il prof. Bruno Massa, noto ornitologo e Docente presso l’Università di Palermo. “Una patologia degna di indagine medica – riferisce il prof. Massa – Una pessima abitudine priva di ogni significato scientifico, oltre che causa di gravi danni all’ambiente e agli stessi animali colpiti, tra l’altro, nel periodo di nidificazione. Proprio in Gran Bretagna – ricorda il prof. Massa – avvenne un clamoroso furto di uova in un nido di Falco pescatore che era stato posto sotto sorveglianza. La convenienza economica spinse il ladro a tentare il furto, pur sapendo che quel luogo era vigilato“.

Dal tipo di foro praticato in alcune delle uova sequestrate a Londra, si capisce come il ladro si spingesse a rubare pure nei nidi dove la cova era ormai in stato avanzato. Non possono infatti giustificarsi in maniera diversa, i grandi e grossolani fori praticati alla base dell’uovo. Potevano servire solo ad estrarre l’embrione, ormai molto sviluppato. Altre, invece, riportavano un forellino più “professionale”. Appena un minuscolo buchetto con il quale, grazie ad una siringa, era stato estratto il contenuto. Il ladro (abituale) di uova, rischia una condanna fino a cinque anni di prigione e ventimila sterline di multa. Reati con pene ben più alte rispetto a quelle previste in Italia, salvo che per le ammende di cui alla violazione della Convenzione di Washington convertibili, grazie all’oblazione, in una cifra appena di poco superiore a quella inglese. Molto diversa, invece, la previsione detentiva. Sia che trattasi di violazione della norma venatoria, che di quella relativa alla Convenzione di Washington, il carcere rimane solo una parola scritta nella legge, come del resto è anche per i reati di maltrattamento di animali. Tutte le pene previste, sono, infatti, ben al di sotto della soglia di punibilità.

Ad ogni modo anche l’Italia ha avuto, ed in parte ha ancora, i suoi prelievi di uova. “Credo che ormai rimanga un’unica collezione storica di uova che non è in ambito museale – dice il prof. Massa – discorso diverso, invece, per chi le mangia. Nonostante il grado di protezione riservato alla specie, nell’isola di Linosa – aggiunge il prof. Massa – tutt’oggi si prelevano per una tradizione culinaria locale, le uova della Berta maggiore, un uccello pelagico che utilizza l’isoletta per nidificare. Sarebbe ora che anche in quei luoghi venisse fatta rispettare la legge che vieta questi prelievi“.

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