GEAPRESS – Nei giorni scorsi ha fatto molto scalpore la notizia di un nuovo cardellino (specie protetta dalla legge) trovato con un occhio chiuso da punti di sutura. La parte, inoltre, era risultata infetta (vedi articolo GeaPress). Il sequestro era avvenuto a Reggio Calabria ed il povero cardellino, assieme ad altri numerosi volatili sequestrati agli uccellatori era stato affidato alle cure al Centro Recupero Fauna Selvatica “Stretto di Messina”, sito elle alture di Colle San Rizzo, a pochi chilometri da Messina.

Lo scorso agosto, a Salerno, un altro sequestro (vedi articolo GeaPress). Una diceria, frutto di ignoranza e crudeltà, afferma infatti che i cardellini non vedenti cantano meglio e per questo sono preferiti come zimbello, ovvero per attirare e catturare altri selvatici.

Oggi, per quello di Messina, è atteso il dissequestro. Il povero cardellino, assieme agli altri volatili sequestrati, appena giunta la bella stagione, sarà liberato.

COSA DICE LA LEGGE SUGLI ACCECATI
La legge sulla caccia vieta l’uso di uccelli accecati. Purtroppo trattasi di un blando reato di natura contravvenzionale, sanzionato con un ammenda definita nel 1992 fino a tre milioni di lire. Non è mai stata aggiornata e lo stesso reato prevede l’oblazione. Paghi due soldi e te ne vai a casa come se nulla fosse successo. Per fortuna la legge sulla caccia vieta l’uso e non di per sé l’accecamento. Potrebbe sembrare un paradosso, ma trattandosi di una legge di settore, ovvero una legge speciale, tutto quanto da essa espressamente previsto non può divenire oggetto di applicazione del reato di maltrattamento di animali.

L’EMENDAMENTO PINI
Evidentemente neanche in questa maniera andava bene e tra gli emendamenti alla legge comunitaria proposti dall’On.le Pini (Lega Nord), duramente attaccato in queste ore dalle Associazioni protezioniste, ve ne era uno, tra gli altri, molto preoccupante.

E’ notizia di queste ore che tutti gli emendamenti Pini, sarebbero stati dichiarati inammissibili, ma ciò non toglie la gravità dell’accaduto. Secondo le Associazioni, dicendo di volere adeguare la legge sulla caccia alle direttive comunitarie, l’On.le Pini proponeva invece la modifica di parti della stessa legge (ovviamente tutte per una ulteriore liberalizzazione) che nulla avevano a che fare con gli obblighi derivanti dall’Europa. In altri termini si poteva correre il rischio di essere esposti ad altre procedure di infrazione (multe). Tra le proposte di Pini anche l’apertura in pieno periodo estivo ad alcune specie, chiusura della caccia oltre il 31 gennaio, depenalizzazione di molti (già effimeri) reati di bracconaggio ed altre poco comunitarie proposte.

Cosa proponeva l’On.le Pini per gli accecati? Voleva sostituire la lettera h dell’art. 30 della legge sulla caccia ove è disposta una già piccola ammenda per chi usa uccelli accecati e mutilati o altri “mezzi” di caccia vietati, ad esempio i richiami magnetici o elettromeccanici. Lui, l’On.le Pini, voleva che continuassero a venire considerati solo gli accecati e mutilati, ovvero fare uscire dal campo di applicazione penale tutti gli altri “mezzi”. Ad ogni modo perdeva un’occasione per aggiornare la ridicola ammenda disponendo una matematica perequazione a 1549 euro, anzi “fino a 1549 euro”. Tutti gli altri “mezzi” dovevano diventare secondo lui, solo sanzione amministrativa compresa tra 500 e 2000 euro.

Piccolo particolare. La nuova sanzione amministrativa che proponeva per le condotte illecite da lui fatte evadere dal penale, avrebbe punito (… per modo di dire) tutti i mezzi di caccia vietati dalla lettera r dell’art. 21. Tra questi pure l’uso di accecati e mutilati. La stessa tipologia di comportamento illecito sarebbe stata sanzionata sia penalmente che in forma amministrativa. Impossibile o comunque un fatto pericoloso, visto che secondo consolidata dottrina all’imputato si applica la pena a lui più favorevole.

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