GEAPRESS – Regione Lombardia bocciata per la terza volta in pochi anni. La lezione che non vuole imparare è sempre la stessa, ovvero la cattura di uccelli selvatici con uso di reti, in impianti autorizzati, per rifornire i cacciatori di richiami vivi.

A bocciare i Consiglieri di reiterata ignoranza, è ancora una volta la Corte Costituzionale.

Con sentenza n.160 depositata ieri, la Corte ha dichiarato incostituzionale la legge regionale n. 16 del 26/9/2011. Oggetto della censura è l’utilizzo del meccanismo della “legge-provvedimento”. In pratica si contesta l’escamotage di varare, anziché un provvedimento amministrativo, una legge regionale per blindare l’atto da possibili ricorsi al TAR.

Il Governo aveva rinviato alla Consulta la legge regionale lombarda. In tal modo, sosteneva il Governo, si impediva di poter annullare atti amministrativi che esorbitino dai poteri delle Regioni e contrastino con la Direttiva UE del ’79 sulla tutela dell’avifauna (ad esempio sul tema della “piccola quantità” delle specie sfruttabili in deroga con mezzi normalmente vietati).

Dopo il ricorso del Governo il Consiglio Regionale Lombardo aveva abrogato la legge contestata, ma il Giudizio presso la Corte Costituzionale è comunque proseguito, essendovi state due precedenti sentenze per analoghi approvvigionamenti di richiami vivi legiferati sempre dalla Lombardia e già sanzionate con le sentenze 266/2010 e 190/2011.

Pirellone dunque “recidivo” e nuovamente bacchettato, afferma la Lega Abolizione Caccia.

La legge regionale censurata l’altro ieri prevedeva la cattura con reti in impianti provinciali di 47.000 uccelli da utilizzare come richiami vivi, di cui 1.647 allodole, 9.855 cesene, 5.435 merli, 21.230 tordi bottacci e 8.833 tordi sasselli.

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