GEAPRESS – E’ confermata per domani, in Consiglio Regionale della Lombardia, la discussione del progetto di legge sulle cacce in deroga (vedi articolo GeaPress). Per l’esattezza 520.500 tra storni, fringuelli, peppole, pispole e frosoni. Così deciso nei due progetti ora abbinati, presentati da Lega Nord ed UDC e che, con il voto favorevole del PdL, sono stati approvati la scorsa settimana in Commissione Agricoltura. Tutte specie protette e particolarmente protette dall’Unione Europea e dalle leggi nazionali.

Per Formigoni, però, il problema sembrerebbe essere il Governo nazionale. Così evidenzia, in un primo momento, in un comunicato stampa appena diffuso che suona come le campane a morto per i poveri uccellini. In realtà, Formigoni tenta di avvertire, senza nulla mettere in campo, sulla pericolosità di questa legge. Un passo avanti ed uno indietro, senza che nulla cambi, ma pronto a difendersi comunque vadano le cose.

Il primo passo è quello relativo alle sentenze del TAR, della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea che hanno in più occasioni cassato tali pratiche venatorie. Il Governatore della Lombardia in realtà punta il dito contro “una legislazione nazionale che è già stata dichiarata dalla Corte di Giustizia incoerente con le norme europee (e che abbiamo già proposto al parlamento di modificare, purtroppo fino ad oggi senza esito)“. Una storia, a leggerla così, lineare sebbene in verso opposto a quanto sostenuto non solo delle Associazioni protezioniste ma anche dai recentissimi interventi del Commissario europeo all’Ambiente Janez Potočnik che ha richiamato al rispetto delle regole anche in funzione di un nuovo e risolutivo intervento della Corte di Giustizia. L’Italia, infatti, ha già una condanna proprio per tali tipo di cacce ed una messa in mora già comunicata. Ovvero, leggasi multe (salate).

Formigoni, però, va oltre. Per anticipare, forse, un possibile deficit della disposizione regionale così aggiunge: “non possiamo ignorare i ripetuti pronunciamenti della Corte europea di Giustizia e della Corte costituzionale italiana che hanno sanzionato la legislazione nazionale e regionale, compresa quella lombarda“. Formigoni, in sostanza, dice di non volere conflitti ma probabilmente cerca una difesa difficilmente sostenibile, almeno sotto il profilo della responsabilità politica. Vuole cioè che a cambiare sia la legge nazionale. Il Governatore chiede per questo aiuto al Governo, il quale dovrebbe “sostenere le nostre ragioni nel confronto con la Commissione europea, che sappiamo impegnativo e nel quale dobbiamo dimostrare unità tra le istituzioni oltre che tra le associazioni venatorie“. Sembra tutto risolto, ovvero il problema è nazionale, ma poi Formigoni mette in guardia dal “pensare di cavarcela con degli stratagemmi“. Peccato, però, che gli stratagemmi sono proprio quelli messi in atto dalle Regioni, (la Lombardia è in buona compagnia con il Veneto) già oggetto di interventi della Corte Costituzionale per violazione della norma nazionale.

Il vero timore del Governatore si evince quando invita, non senza avere scodinzolato all’attività venatoria quale tradizione e risorsa, a “non fare traboccare il vaso“. Il riferimento è al testo esaminato proprio in Commissione Agricoltura del Consiglio regionale e che è in discussione domani. Un testo che passerebbe alle singole province la palla della decisione circa la caccia in deroga alle specie protette, ovvero immediati ricorsi al TAR. In particolare così avverte il Presidente lombardo: “non possiamo permetterci di provocare la goccia che faccia traboccare il vaso delle sanzioni da parte di Bruxelles. Costerebbero alla Regione, cioè alle tasche di tutti i contribuenti lombardi, decine di milioni di euro: sarebbe un’ingiustizia sempre, lo è a maggior ragione in tempi come questi di difficoltà economica e di necessario rigore“. Giusto, eccetto che per un particolare. Le multe non le pagherebbero solo i contribuenti lombardi.

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