GEAPRESS – Sono oltre quaranta gli uccelli rapaci impallinati recuperati nel CRAS Oasi di Valpredina (BG), gestita dal WWF. Tutti abbattuti da quando è stata aperta la stagione venatoria. Una esclation preoccupante che ha registrato, solo negli ultimi giorni, un’Aquila reale recuperata nelle vicinanze di Capizzone (BG) ed uno Sparviere ucciso a Bareggio, nel milanese. Entrambi gli animali sono stati recuperati dai volontari del WWF che hanno avvisato la Polizia Provinciale.

L’Aquila reale, un subadulto di circa 4 anni, ha avuto riscontrata, dall’esame radiografico, la presenza di due pallini di piombo di calibro medio grande (3-4 mm), in genere utilizzati per la caccia al fagiano o alla lepre. Uno si è conficcato all’addome, mentre l’altro è rimasto bloccato nell’ala sinistra provocando la scheggiatura dell’osso.

L’Aquila è stata recuperata qualche giorno addietro mentre di un paio di settimene antecedenti è stato il ritrovamento del povero Sparviere. Per Antonio delle Monache (nella foto in gallery), Coordinatore delle Guardie WWF della Lombardia “Quello che preoccupa è anche la zona del ritrovamento. Non un luogo isolato e per questo poco frequentato, ma addirittura il Parco dei Fontanili, molto frequentato da escursionisti e ciclisti.”

Delle Monache ricorda, inoltre, che è attivo il numero 3287308288 per le segnalazioni alla vigilanza venatoria WWF.

Questi fatti accadono sempre in periodo di caccia aperta – ha dichiarato Matteo Mauri responsabile del CRAS WWF di Valpredina – ed è riduttivo identificare questo gesto solo all’ennesimo atto di bracconaggio“.

Già nel 2006 nella zona del Monte Farno in Comune di Leffe, un’altra Aquila reale era rimasta irrimediabilmente compromessa dalla rosa dei pallini. Erano penetrati negli occhi, rendendola cieca. L’Aquila ora recuperata a Capizzone, dovrà sottoporsi ad un lungo iter di recupero. Le terapie farmacologiche, la fisioterapia e tutte le cure necessarie saranno sostenute dal Centro recupero Animali Selvatici del WWF. Un impegno notevole, per tutti gli operatori, anche alla luce del fatto che l’aquila reale è una paziente difficile, specie nelle necessarie fasi di mantenimento che precedono la liberazione. Fase, questa, molto delicata e che deve garantire alla natura, un animale pienamente riabilitato.

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