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GEAPRESS – Tre persone sono state denunciate nei giorni scorsi grazie all’intervento congiunto delle Polizie Provinciali di Livorno e Pisa condotte in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato. I tre dovranno rispondere innanzi alla Procura della Repubblica di Pisa dei reati di bracconaggio.

Gli inquirenti ipotizzano che i denunciati possano essere responsabili di decine di abbattimenti illegali di cinghiali, perpetrati nelle riserve naturali di Monterufoli-Caselli, Berignone e nell’ Oasi di Bolgheri.

Le indagini, iniziate nelle ultime settimane del 2014, avevano preso il via dopo il ritrovamento, a più riprese, di visceri e teste di cinghiale abbandonati nei boschi delle zone protette. Dopo la segnalazione da parte delle Polizia Provinciale, la Procura di Pisa aveva disposto il monitoraggio delle aree interessate. I controlli, che sono stati eseguiti per tutto il 2015 attraverso la predisposizione di diversi punti di osservazione, avrebbero consentito di individuare i tre uomini verso i quali la Procura di Pisa ha emesso un ordine di perquisizione domiciliare che ha consentito di rinvenire armi alterate, silenziatori e circa 2.500 munizioni detenute illegalmente, nonché sofisticati visori notturni e sistemi di illuminazione.

Inoltre, da una delle perquisizioni sono saltati fuori anche 54 dispositivi esplodenti, sempre detenuti senza autorizzazione, dei quali è stato disposto il sequestro da parte della Procura di Livorno. A confermare l’attività di bracconaggio è stato anche il ritrovamento di numerose carcasse di fauna protetta conservate in congelatori. Proprio lo stato delle carcasse, tutte eviscerate, senza testa e con le zampe legate, ha fatto pensare ad un’attività portata avanti da tempo e da persone esperte, capaci di “trattare” in loco gli animali abbattuti per trasportarli al meglio.

I fascicoli aperti a carico dei tre denunciati, che rischiano una condanna penale fino a tre anni di reclusione, soono due uno presso la Procura di Pisa per detenzione e porto di armi alterate, esercizio di caccia in aree protette e con mezzi vietati, l’altro presso la Procura di Livorno per detenzione di materiale esplodente.

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