GEAPRESS – La svolta alle indagini è arrivata ieri in tarda mattinata. Individuato e denunciato il quarantenne cacciatore di Lucca, in possesso di regolare porto d’armi uso caccia, si sarebbe difeso asserendo di avere sparato in direzione di un gruppo di colombacci. Così, a quanto pare, con un solo colpo, avrebbe abbattuto i due rarissimi Ibis (vedi articolo GeaPress). Il fatto è avvenuto sabato scorso nelle campagne di San Vincenzo, in provincia di Livorno.

A seguire con il gps i due rari animali c’erano, però, due ricercatrici austriache che improvvisamente hanno visto fermare il segnale. Precipitatesi nel posto, potrebbero così aver visto il soggetto in possesso dei due rari animali, in compagnia, a quanto pare, di altri cacciatori.

Le indagini del Corpo Forestale dello Stato di Livorno (Nucleo Operativo Speciale di Cecina) e della Polizia Provinciale, hanno poi portato alla svolta decisiva di ieri mattina. L’arma è stata sequestrata ma il cacciatore, in base alla legge sulla caccia, non rischia granché. Di sicuro, salvo superiore intervento dell’autorità di polizia, non può essere interdetta la possibilità di continuare ad andare a caccia, questo nonostante l’Ibis sia una specie “particolarmente protetta”.

Il sequestro del fucile, infatti, non limita la possibilità di utilizzarne un altro se, ovviamente, regolarmente autorizzato. La sanzione penale prevista, contempla l’arresto da due ad otto mesi o l’ammenda compresa tra 774 e 2065 euro. Inutile dire che “arresto” non equivale a carcere. La soglia di punibilità, infatti, vale oltre le previsioni minime di quattro anni (… non mesi).

Circa l’ammenda bisogna rilevare che trattasi della pena pecuniaria del reato di contravvenzione, ovvero un reato minore come lo sono tutti i reati venatori. Essendo il reato relativo all’abbattimento dell’Ibis oblazionabile (arresto e ammenda sono alternative) il cacciatore può ricorrere all’estinzione del reato tramite un pagamento pari alla metà del massimo, ovvero, nel nostro caso, poco più di mille euro. Nel caso invece accetti il Decreto Penale di Condanna (ovvero sempre sanzione ridotta) oppure decida di andare in dibattimento, occorre (sempre per la sola sospensione del porto d’armi) che il Decreto sia esecutivo, oppure che la condanna emessa dal Tribunale diventi definitiva (tempi di prescrizione permettendo lungo i diversi gradi di giudizio).

Se mai si raggiungerà questa tappa, l’autorità di giustizia dovrà poi comunicare al Questore il quale provvederà solo allora alla sospensione da uno a tre anni del porto d’armi. Non è inoltre possibile applicare il più potente reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato, dal momento in cui la legge sulla caccia ha escluso ben tre articoli del Codice Penale (tra i quali quello di furto) dall’applicazione nei confronti dei cacciatori.

L’Ibis, comunque, è tutelato anche dalla Convenzione di Washington le cui violazioni, in Italia, sono punite sempre con reati di contravvenzione. Le ammende, però, sono più alte.

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