GEAPRESS – Potrebbe essere la mancanza di soldi a fermare l’iter del provvedimento relativo al contenimento dei danni causati dalla fauna selvatica, la cui discussione è attualmente in atto presso la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. In altri termini è difficile definire il fondo di prelievo per risarcire gli agricoltori. “Caccia selvaggia“, avevano ieri denunciato ENPA, LAV, Legambiente, LIPU e WWF. Un provvedimento, cioè, travestito per consentire forme di caccia ormai sorpassate e dannose per l’ambiente. Caccia agli ungulati nei terreni innevati, ma anche potenziale rischio di apertura dell’attività venatoria ai danni di lupi, aquile ed orsi, dicono sempre le Associazioni.

Un provvedimento, però, che ha ricevuto un’ampia condivisione in seno al Comitato Ristretto, tanto da fare ben sperare nel passaggio dell’iter approvativo in sede legiferante. Niente passaggi parlamentari, dunque, ed immediata approvazione. Ora, però, le cose potrebbero complicarsi, visto che i fondi di copertura spesa sono un pò forati. O meglio, potrebbero esserlo meno, ma solo se si toglie per il rimborso di altri danni all’agricoltura.

Per risolvere il pasticcio, infatti, c’è chi ha proposto di prelevare dal Fondo di Solidarietà Nazionale, ovvero, per dirla con una battuta, quando si dovrà far fronte ai danni per calamità naturali o eventi eccezionali, si dirà agli agricoltori (il Fondo, infatti, è principalmente indirizzato ai danni ricadenti su colture agricole e zootecniche) di pazientare perché si sta pur sempre lavorando per loro. Sparando alle aquile, ad esempio, secondo la denuncia delle Associazioni. Oppure, come è stato sempre riferito in sede di Comitato Ristretto, si aumenta di un ulteriore 5% la tassa governativa della licenza di porto d’armi uso caccia. Insomma, chi vuole sparare a lupi ed orsi, mette in conto un 5% in più, sulle tasche di tutti gli armati colleghi.

La questione non è da poco, visto che la mancata copertura finanziaria potrebbe far scattare le obiezioni della Commissione Bilancio, ed a quel punto i tempi si allungano. Tanto per capire di cosa stiamo parlando, basti considerare che tra i numerosi ritardi del ddl 3129 (legge comunitaria 2011, portatrice del famoso articolo 14 sulla vivisezione) se ne annovera uno in particolare. Si tratta delle osservazioni della Commissione Bilancio del Senato. In questo caso (per sparare a lupi ed orsi) siamo alla Camera, ma il concetto è lo stesso.

Un provvedimento contestabile che riguarda, tra l’altro, anche nutrie e piccioni. Nel caso delle pennute colombelle il pensiero è arrivato, nella seduta dello scorso 4 dicembre, dall’On.le Giovanna Negro (Lega Nord) che assieme all’Onorevole Beccalossi (PdL), anch’essa componente della Commissione Agricoltura, si erano già distinte per l’impegno profuso in altra discussione. Era, allora, il depotenziamento dei ruoli della Guardie Zoofile volontarie delle Associazioni.

E dire che in Italia già esiste un meccanismo di rimborso agli agricoltori. Che motivo c’è di modificare la legge sulla caccia? Di questo, infatti, si tratta ora in Commissione. Specie protette e particolarmente protette che diventerebbero cacciabili.

Pericolo reale, dunque, quello del passaggio in sede legiferante, alla luce dell’ampia condivisione sul tema e di alcune “firme eccellenti”. Bisogna ora vedere cosa succederà con i soldi.

Cosa ha previsto, però, il Comitato ristretto per la reperibilità dei fondi? Si tratta della costituzione di un apposito fondo, presso il Ministero delle Politiche Agricole da alimentarsi con il famoso 5% della tassa sulla licenza di porto d’armi uso caccia. Curioso, poi, come viene modificato il Fondo di Solidarietà Nazionale. Le calamità naturali e gli eventi eccezionali sono così specificati: “ovvero dalla fauna selvatica, in particolare quella protetta“. Non i cinghiali, dunque, che già si possono impallinare quasi tutto l’anno, ma orsi, lupi ed aquile, come denunciato dalle Associazioni. Orsi, lupi ed aquile che diventano come la cavallette, bibliche naturalmente. Solo che quelle non erano protette.

Ovviamente il tutto sarebbe difficilmente attuabile se la gestione della fauna selvatica rimane come è ora, ovvero in mano allo Stato. Le Regioni ci tentano, ma i loro provvedimenti, come le cacce in deroga ipotizzate anche sui danni all’agricoltura, vengono cassati proprio dalla Corte Costituzionale e dal Consiglio di Stato (in funzione se disposti per legge o atto amministrativo). Ed ecco fatto il miracolo. Ad occuparsi della gestione della fauna-danni all’agricoltura, saranno le Regioni. La quadratura del cerchio, dunque.

Solo che si sono scordati a contare i soldi.

A spingere per la sede legiferante (ovvero, approvato subito) sono stati in particolare il relatore, On.le Monica Faenzi (PdL), l’On.le Carlo Nola (PdL), l’On.le Sussanna Centi (PdL) che ha riferito di “tentare” e ritenendo “umiliante” non riuscire a far approdare il provvedimento, l’On.le Sandro Brandolini (PD) che vorrebbe il prelievo selettivo agli ungulati in terreno innevato.

Come avverrebbe, però, il passaggio in sede deliberante? Deve essere innanzi tutto proposto dal Presidente della Camera all’Assemblea. Prima, però, deve esserci la richiesta unanime dei rappresentanti dei Gruppi nella Commissione, oppure dai quattro quinti dei componenti della Commissione stessa. Ci deve essere inoltre l’assenso del Governo e comunque i pareri già espressi in una serie di altre Commissioni. Inoltre, quando di mezzo ci sono questioni di soldi (nel nostro caso di copertura finanziaria) devono esserci gli specifici pareri della Commissione Bilancio, della Commissione Affari Costituzionali e della Commissione lavoro.

Speriamo allora, dicono in casa animalista, che i tempi brevi auspicati in Commissione, non siano tali anche se il Presidente della Commissione On.le Angelo Zucchi (PD), ha dato mandato alla Relatrice di prendere contatto con i gruppi anche in via informale al fine di definire al meglio il testo per un veloce passaggio attraverso un iter definito non immediato. Detta così, sembra quasi di trovarsi innanzi ad una invasione biblica di orsi ed aquile da affrontarsi con un provvedimento particolarmente raccomandato. Quasi unto, insomma.

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