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GEAPRESS – Terzo stop alla stagione di caccia in Liguria. Lo annunciano euforiche le associazioni WWF, LAC e Verdi Ambiente e Società  che escono vittoriose con un loro comunicato, grazie all’odierno parere del Consiglio di Stato. Con la nuova interdizione della caccia in Liguria, la Regione raggiunge un record assoluto. Mai così tanto ed il tutto grazie ai calendari venatori  immedatamente redatti dagli uffici regionali. Redatti e poi bloccati.

Con decreto cautelare odierno n. 4541, infatti, il Consiglio di Stato, Sezione 5°, ha nuovamente sospeso  anche la terza delibera della Giunta Regionale  n. 1331 del 31 ottobre scorso.

Le associazioni ambientaliste WWF, Verdi Ambiente e Società, e Lega Abolizione Caccia, da mesi  patrocinate dallo studio legale del prof. Daniele Granara, comunicano come da tempo chiedono invano il rispetto dei criteri scientifici e del parere dello scorso aprile dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in merito all’eccesso di pressione venatoria verso le specie migratrici.

La nostra battaglia per la tutela dei beni naturali liguri e la salvaguardia dei migratori selvatici continua – annunciano WWF, LAC e VAS .

I ricorrenti  ricordano come in Liguria si computano persino i tracciati  stradali e ferroviari tra gli ettari da precludere all’attività venatoria. Il tutto avverrebbe per raggiungere quel  20% obbligatorio di superficie protetta in base ad obblighi statali. Sarcastica la stilettata finale “Pur di non rinunciare ad una giornata settimanale aggiuntiva di caccia in deroga ai migratori nel solo mese di novembre, la Regione ha preferito correre il rischio di far chiudere tutta la caccia. Accontentati….” concludono le associazioni.

E dire che nei giorni scorsi c’era stato chi aveva paventato danni da chiedere alle associazioni. Le associazioni avevano però già ricordato come  quello del ricorso è  un diritto costituzionale garantito.  Poco o nulla è poi pertinente nel ricorso la questione cinghiale, più volte ripresa da chi ha difeso i calendari venatori paventando danni all’agricoltura.

Alla base degli interventi ambientalisti ci sarebbe l’importate parere tecnico reso dall’ISPRA  che formulava una serie di rilievi in materia di pressione venatoria sulle specie selvatiche migratrici. I punti rilevati nei ricorsi riguarderebbero le date di chiusura della caccia a tordi e beccacce troppo dilatate sino a fine gennaio, l’eccessivo disturbo ai  selvatici nel mese di agosto provocato dall’allenamento dei cani da caccia prima della apertura della stagione venatoria,  i periodi di caccia al colombaccio e agli uccelli acquatici, le deroghe che aggiungono altre due giornate di caccia settimanali (oltre alle canoniche tre settimanali) nei mesi di ottobre e novembre, e i problemi di tossicità nella cottura di carni di ungulati contenenti minuscoli frammenti di piombo di  munizioni , da sostituire con quelle “monolitiche” in rame o altri metalli atossici.

In ultimo, tiratina di orecchie a chi, in ambito politico ha riferito che il 26 novembre, a Roma, ci sarà la Sentenza di merito. Presso il Consiglio di Stato, in realtà,non si discuterà di alcuna Sentenza di merito. I Giudici si esprimeranno solo in fase cautelare con una Ordinanza dell’intero Collegio. Quello di oggi rappresenta lo stop cautelare urgente per il quale evidentemente, i Giudici ne hanno ravvisato la necessita.

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