GEAPRESS – Da oggi chi in Liguria abbatte uno storno commette reato. Il passeriforme, protetto dalla legge, era stato oggetto in questi mesi di un tira e molla tra due opposte volontà. Il Consiglio Regionale della Liguria lo scorso 27 settembre, su proposta dalla Lega Nord e dei Consiglieri Ferrando e Cavarra (PD), aveva approvato con soli cinque voti contrati un testo di legge che condannava lo storno. E le Associazioni Lega Abolizione Caccia, WWF, LAV, LIPU, VAS, ENPA che, patropcinate dalla Studio Legale Daniele Granara di Genova, avevano fatto ricorso la TAR. Il tutto per bloccare la reiterata volontà della Regione Liguria, nonostante, proprio a causa della caccia in deroga allo storno, sia già stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea.

Il TAR accolse la richiesta di sospensiva cautelare urgente ma il successivo 3 novembre, in seduta collegiale, fece un parziale dietrofront non sulla fondatezza del ricorso ma sulla richiesta di intervento urgente. Il 5 novembre scorso, alle 10.19, il giorno nel quale Genova andò sott’acqua (vedi articolo GeaPress) l’Assessore regionale alle attività di protezione civile annunciava la riapertura della caccia allo storno sostenendo che sembrava infondato il ricorso delle Associazioni.

Le Associazioni, però, hanno ricorso al Consiglio di Stato che ha dato loro ragione. Dunque, da oggi, chi uccide storni in Liguria commette reato. Così come dice la legge. Anzi, ricordano le stesse Associazioni, la Regione Liguria dovendo motivare la caccia allo storno con ipotetici danni all’agricoltura, aveva “buttato al vento” ben 48.000 euro per uno studio che aveva ribadito analogo risultato di altra rilevazione antecedente di ben dieci anni: lo storno non arreca danni all’agricoltura.

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