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GEAPRESS – Accantonata in Regione Liguria, la proposta di uccidere gli ungulati con l’arco. Ne da comunicazione il Coordinamento Ambientalista Ligure che non risparmia, però, parole di fuoco  contro la nuova disposizione in tema di caccia pervenuta dal Consiglio Regionale. Si tratta questa volta della IV Commissione, ovvero quella alle Attività produttive e per la quale le associazioni pongono un dubbio “come se questa fosse l’urgenza delle attività produttive in Liguria“.

Con 29 voti favorevoli ed una astensione, l’aula di Via Fieschi ha ora licenziato la proposta di legge regionale  n.375 riportante appena  poche righe che consentirebbero “permanentemente dappertutto l’uso di munizioni per fucile e carabina con la palla unica (ogiva) in piombo, tranne che in (inesistenti) zone paludose o acquitrinose..“.

In sostanza, riferiscono le associazioni, lo scopo della legge regionale varata sarebbe quello di aggirare le sospensive disposte  dal TAR Liguria negli ultimi 3 anni in merito al Calendario venatorio regionale, che si erano soffermate sull’inosservanza del parere fornito dall’Istituto Superiore per la Fauna Selvatica (ISPRA), in materia di tossicità delle carni di ungulati. Questo quando gli stessi ungulati sono oggetto di cottura in presenza di tracce o frammenti di piombo delle munizioni più comunemente utilizzate.

L’ISPRA, nei pareri obbligatori resi alle regioni, avrebbe infatti suggerito di sostituire con munizioni monolitiche atossiche (come quelle con palla unica in rame) le munizioni in piombo usate nella caccia agli ungulati. Le motivazioni sono quelle di evitare nei consumatori, l’effetto combinato di cottura carne+piombo+ acidità da condimenti e succhi gastrici, e la conseguente più facile assimilazione di tracce del metallo nel sangue (rischio maggiore per i bambini). Non meno importante inoltre l’avvelenamento sul territorio di rari rapaci (come l’aquila reale), che si cibano degli scarti di cinghiali o caprioli eviscerati in campagna dai cacciatori, contenenti tracce di munizionamento.

Gli Uffici della Regione hanno invece accantonato (per evidente  imbarazzo politico, secondo il Coordinamento)  l’iniziale proposta di alcuni consiglieri del PD volta ad introdurre anche la caccia con l’arco a daini, camosci e caprioli, dopo le numerose proteste dell’ENPA  e di alcuni gruppi animalisti. La caccia a caprioli e daini resta pertanto ammessa solo con l’uso di carabina munita di ottica di mira. La caccia al cinghiale è praticata da squadre di cacciatori con uso di segugi.

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